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Concordata una pax dopo le dichiarazioni di Penati

Tensione Pd, Franceschini avverte: "Il segretario sono io"


Tensione Pd, Franceschini avverte: 'Il segretario sono io'
29/09/2009, 21:09

Tempi duri, per Dario Franceschini. Subentrato alla guida del partito in un periodo di crisi, sconfitto alle elezioni, già quasi spodestato quando il suo mandato non è ancora concluso. E a forza di incassare, il momento di battere i piedi a terra arriva per tutti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’affondo dei bersaniani, anche se in serata la polemica è stata dichiarata chiusa. Chiusa sì, ma le tensioni restano.

Filippo Penati, della mozione di Bersani, questa mattina si è lasciato andare a dichiarazioni sicuramente d’impatto: “Di fatto, Franceschini non è più il segretario del partito”. I bersaniani infatti rivendicano il valore del voto degli iscritti (con Bersani che sembra avere i 2/3 del Pd), mentre Franceschini ricorda che per decidere il nuovo segretario ci saranno le primarie dei gazebo del 25 ottobre. L’attuale lader non poteva restare impassibile a dichiarazioni del genere. “Non ci sto a farmi delegittimare così”, ha commentato a caldo. Quindi, ha tentato la via del chiarimento. Ha contattato Bersani e, dopo una discussione (che pare essere stata piuttosto tesa) si è deciso per una ‘pace concordata’.Il primo passo l’ha fatto Bersani con una nota, seguito da D’Alema da Latina; entrambi hanno confermato che “nessuno mette in discussione il ruolo del segretario”. Franceschini, in serata, parla di “vicenda chiusa”.

L’AFFONDO BERSANIANO Malgrado la decisione di chiudere diplomaticamente la questione, però, è palesemente impossibile pensare che la vicenda non abbia degli strascichi. Anche perché, tra quanto detto da Penati, la dichiarazione che più ha fatto scalpore è stata concordata con lo stesso Bersani. “In queste settimane, - si legge nella nota di Penati, - si stanno svolgendo migliaia e migliaia di congressi, l’esito è sotto gli occhi di tutti: una grande discussione democratica e una scelta che appare chiara”. “Il punto, - spiega Penati, - non è quindi delegittimare Franceschini, né mettere in discussione il fatto che rimane segretario, ma prendere atto che i 2/3 del partito non gli hanno dato il loro consenso. Questo, a mio giudizio, pone una riflessione circa il problema di una gestione collegiale del partito da qui alle primarie e nella rappresentazione esterna. Sono convinto che il risultato delle primarie non sarà diverso da quello dei congressi perché centinaia di migliaia di nostri iscritti non possono che rappresentare in modo significativo l’intero panorama degli elettori”.  

FRANCESCHINI non poteva certo accogliere con gioia queste dichiarazioni. Anzi, a quanto dicono i suoi, l’ha presa veramente male e di conseguenza ha convocato la segretaria (allargata a Bersani e Marino) già fissata per domani. Franceschini replica duramente anche sulla questione delle decisioni. “Non sarà una gestione collegiale, ma certo è una gestione condivisa, - ha detto, - tutto quello che si è fatto fin qui si è deciso insieme. Allora di che parliamo? C’è una strumentalizzazione fatta per delegittimare il segretario. Se loro non riconoscono che c’è una gestione condivisa, allora io quell’organismo non lo riunisco”. 

Un invito al ‘fair play’ è arrivato anche da Enrico Letta, per il quale, però, non si possono “negare le cifre e va detto che Bersani gode di una larga maggioranza che puntiamo a far confermare e rafforzare dagli elettori. Penati ha detto una cosa che sta nelle cifre, che sta nei fatti”.

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di Nico Falco
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