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Il segretario Pd chiama il prof per accordo in Lombardia

Tra Bersani e Monti c'è di mezzo Vendola

Il premier: "Il problema è Vendola"

Tra Bersani e Monti c'è di mezzo Vendola
30/01/2013, 20:23

ROMA - Il premier Mario Monti apre ai riformatori di ogni schieramento, avverte su un rischio-Vendola per i mercati e se il leader di Sel replica che non accetterà mai di baciare il “rospo Monti”, Pier Luigi Bersani invita il Professore a fare una “riflessione seria” sul caso Lombardia. Piena bagarre elettorale, insomma, con tutti i leader in campo. Monti è nel mirino, però, soprattutto del centrodestra, con Silvio Berlusconi che si rimprovera di “esserci cascato” con lui, che comunque si rivelerà solo “un piccolo protagonista”, utile per una “comparsata”. “'Monti ha fatto piangere gli italiani”, rimarca il Cav. E Giulio Tremonti, che denuncia l'atteggiamento “tipicamente fascista” del premier quando prefigura un aumento dello spread a seconda dell'esito delle elezioni. E la sua nomina a senatore a vita è stata uno scandalo “degno del cavallo nominato senatore da Caligola”. Pieno sostegno al premier arriva da Pier Ferdinando Casini, che si dice contento di essere in secondo piano rispetto a Monti, “la persona di cui il Paese ha il bisogno”. Dal leader centrista, strali ironici all'indirizzo dell'alleanza Pdl-Lega: “Sembra di stare su scherzi a parte” visto che la Lega esprime un egoismo antinazionale, vogliono il 75% dei tributi al Nord e in Lombardia. Il Pdl è alleato con la Lega al Nord e al Sud con i partiti meridionalisti”, con quei meridionali “che saranno penalizzati se verranno accolte le richieste della Lega”. Ma Roberto Maroni si “accende” di più per le parole di Bersani: “Bersani chiede a Monti l'inciucio in Lombardia per farmi perdere. Dopo lo scandalo Mps vogliono mettere le mani anche sulle banche lombarde”. Il premier inizia la giornata con un filo diretto a Radio 24, prima di andare a Bruxelles dove incontra il presidente della Commissione Manuel Barroso in vista del vertice Ue del 7 e 8 febbraio. Il Professore spiega di essere impegnato per vincere ma ad una domanda sulla possibile alleanza post voto, replica: “Posso solo escludere che la nostra forza politica sosterrà governi che non abbiano un chiaro istinto e programma di riforme. Questo per noi è più importante che lo schieramento”. Nessun imbarazzo per l'avventura con due politici navigati come Fini e Casini: “Saranno anche vecchi politici ma hanno visto più lontano di altri”, perché hanno visto i limiti del bipolarismo conflittuale e sono stati “i più solidi alleati” del suo esecutivo. Monti prende le distanze dalle parole di Olli Rehn sul governo Berlusconi: “E’ importantissimo che la Commissione europea si astenga dall'interferire nelle campagne elettorali”. Poi, stoccata nei confronti di Nichi Vendola: “Se lui avesse un grande impatto, prima che i mercati si accorgano che Vendola è un solido cultore della disciplina finanziaria, qualche problemino sui mercati ci sarebbe..”. Dal Pd, però, il segretario Pier Luigi Bersani si rivolge a Monti soprattutto sul versante delle scelte da fare in Lombardia, dove Scelta civica appoggia Gabriele Albertini e, secondo i democrat, rischia di far vincere Roberto Maroni: “Finché ci si punzecchia – afferma - sta tutto dentro la logica della campagna elettorale, ma poi si ha la sostanza. Non è una banalità guardare in faccia il rischio che Berlusconi e la Lega tengano ancora il comando in Lombardia. E’ una cosa seria, una posizione europeista deve fare una riflessione sulla Lombardia”. E poi, dalla mano tesa a Monti il segretario Pd passa alle bordate contro il Cavaliere, di cui si augura che “il buon Dio abbia perso lo stampino”, é uno “che ha detto: la politica e la giustizia mi fanno schifo, io sono un imprenditore, suono il piffero, lavagne da Vespa, nome sul simbolo e avanti così. Senza correggere niente, senza riformare niente, e ci ha portato alla soglia del precipizio”. E ancora: “Abbiamo mangiato pane e Ruby, pane e festini per anni. Quando è arrivato Monti tutti i giornali sembravano ‘Il sole 24 ore’ ma fino al giorno prima era tutto sesso e videotape”. No alla personalizzazione della politica e dei partiti, è il leit motiv di Bersani: “Dopo Berluconi, Monti, Grillo, Ingroia cosa c’è lì? Un Paese può andare avanti così? Qual è una democrazia del mondo lontanamente somigliante a questa in cui se uno va via non sai cosa resta? Noi stiamo dando la risposta a tutto questo. Questi che mettono il nome sul simbolo si sono scelti da soli e invece dopo Bersani c’è il Pd. Dobbiamo uscire da questa malattia, non può vincere un meccanismo che ha portato al disastro e può portare il Paese definitivamente contro il muro”.  Per Berlusconi, invece, il principale obiettivo è proprio Monti (a parte Fini e Casini, che non sono più “tra le ruote” e quindi, se tornerà al governo, potrà fare le riforme), definito “un piccolo protagonista” impegnato tutt'al più in “una comparsata”. Con lui, si dice sicuro il Cavaliere, “non vedo nessuna possibilità di accordo, né tantomeno con Fini e Casini di cui purtroppo sappiamo di che pasta sono fatti”. Monti, accusa il leader del Pdl, “si è messo in mezzo per fare l'ago della bilancia, ma credo non gli riuscirà”. Al presidente del Consiglio il Cavaliere rimprovera di voler “buttare per aria quel che io ritengo fondamentale per la governabilità di un paese, il bipolarismo”. Ci siamo cascati tutti sul giudizio su Monti, io per primo, poi lui via via si è appalesato per quel che è: un piccolo protagonista della politica italiana. Si è alleato con due tra i più vecchi protagonisti”, ovvero Fini e Casini, “già in campo nell'83: con loro non potrà procedere ad alcun rinnovamento e innovazione”. Non finisce qui l'offensiva mediatica dell'ex presidente del Consiglio, che torna dopo diversi anni negli studi del Tg3 e dà l'affondo al Professore, giocano sul nome di un altro Mario, il neo acquisto del Milan, Balotelli: “Non è stato assolutamente un investimento elettorale, Balotelli è stato un investimento voluto dalla parte tecnica della società. E poi, l'unica cosa positiva che ho pensato è questa: Balotelli ha segnato due gol, facendo piangere i tedeschi, mentre l'altro Mario, Mario Monti, ha segnato due gol anche lui, con l'Imu e il redditometro e ha fatto piangere tutti gli italiani..”.

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di Valerio Esca
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