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Tra Truffe vecchie e nuove. Una città senza Futuro: Napoli


Tra Truffe vecchie e nuove. Una città senza Futuro: Napoli
26/01/2010, 09:01

 

TRA TRUFFE NUOVE E VECCHIE, NAPOLI NON VEDE IL FUTURO.

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.


 

Periodicamente arrivano sulle prime pagine dei giornali le notizie delle piccole e grandi truffe che si consumano nel nostro Sud, ma quelle che colpiscono di più, l’immaginario collettivo, sono quelle che si scoprono a Napoli. Certo, siamo sempre stati famosi per la nostra fantasia, ma questa volta le truffe napoletane non fanno folklore, ma semplicemente tristezza. Non fanno ridere le notizie dei falsi invalidi: ciechi e pazzi che prolificano nel quartiere di Chiaia. Quanto è avvenuto, non è divertente, non rappresenta quella capacità di inventarsi la vita, l’arrangiarsi degli anni passati, che dimostravano una vitalità, una voglia di darsi da fare, magari in maniera sbagliata, ma che faceva sperare che se ci fossero state delle vere possibilità, delle occasioni vere di lavoro e sviluppo questo nostro popolo le avrebbe colte, facendo avanzare tutta la società. Ma adesso non è così, queste truffe sono miserabili e senza futuro. In questo modo abbiamo consumato anche l’ultima speranza.

Quando vengono scoperte le piccole e grandi malversazioni che si consumano dalle nostre parti, c’è sempre qualcuno che sente il bisogno di capire, di dare una spiegazione di quello che è successo. Si trova sempre a disposizione il moralista di turno e per converso l’antimoralista, quello che è più realista del re. Purtroppo, negli ultimi tempi va di moda l’intellettuale, il grande esperto che interviene dopo che tutti hanno detto la propria opinione. Nessuno si salva dalla sua spietata e lucida ricostruzione dei fatti ed alla fine ci dice quello che tutti sanno già: quello che succede a Napoli dipende dal fatto che non ci sono controlli, che le istituzioni non funzionano, che in fondo la colpa è della politica, che è alla guida delle nostre città e delle nostre Regioni.

“ ‘O pesc puzza d’’a capa”. Questo è uno dei più antichi proverbi napoletani, di cui si nutre da sempre la saggezza popolare. E’ fin troppo ovvio, che la mancanza di controlli, consente il proliferare di comportamenti illeciti se non illegali. Sono soprattutto i cittadini onesti e rispettosi delle regole che si sentono prima mortificati e poi derisi da una società che considera stupido comportarsi secondo le regole. In una società che considera importante l’immagine, l’apparire diverso da quello che si è, in cui tutti coloro che si comportano male, trovano il modo di esprimere le proprie ragioni, mentre una persona perbene non esiste, perché non fa notizia. Comportarsi in maniera illecita,allora, sembra quasi normale. Il mondo consumistico in cui viviamo ha costruito tanti e tali nuovi ed inutili bisogni, che per raggiungerli, chi non può arrivarci in vreve tempo, sceglie quasi sempre la scorciatoia della illegalità.

Dal comportamento scortese e maleducato, di camminare con i motorini sui marciapiedi, dando fastidio ai passanti, alle regole del traffico e del parcheggio che pochi cercano di osservare, si arriva a veri e propri comportamenti delinquenziali che vengono commessi senza nessun ombra di rimorso. La miseria umana, che sta dietro la truffa di Chiaia, è che ha consentito un reddito illegale a delle persone, senza dargli la prospettiva del futuro e facendogli perdere la loro dignità.

Le truffe sono disperate, perché sottolineano, ancora una volta, che nello scambio, per i pochi soldi presi ogni mese, i responsabili della truffa, intascavano denaro molto superiore a quello che percepivano i loro assistiti. Gli autori della truffa, trasformavano in soldi e consenso elettorale, le loro illegali attività , perché con il potere che derivava dal voto, quelle azioni truffaldine potessero continuare ed incrementarsi. La truffa è diventato un modo di fare politica ed assistenza ai cittadini sul territorio. Questo episodio dimostra quanto sia forte e radicata la concezione di usare la politica e le istituzioni per il proprio arricchimento personale.

Un’altra politica è possibile, esiste ed è in atto a Napoli e di cui non si parla. Per non fare del moralismo, o ancor peggio del falso moralismo, bisogna entrare nel merito degli avvenimenti e ricordarsi che le contraddizioni e le difficoltà della nostra città, si presentano sempre in maniera più esasperata, ma sicuramente, non sono diverse da quelle che avvengono in altri territori, in altre città..

Quello che colpisce nella vicenda dei falsi invalidi è il fatto che la stragrande maggioranza delle persone implicate sono donne. Molte di loro, sono mogli, spesso separate,e parenti di uomini coinvolti nel contrabbando e nei traffici illeciti. Alcuni di loro in carcere, altri in mare, altri ancora disoccupati o ammalati. Il Pallonetto non è un quartiere ricco. Nei vicoli e nei palazzi della zona abitano, anche, persone ai margini della città, non integrate in percorsi di crescita sociale e culturale. Molte di loro sono donne, vittime della violenza dei mariti, sono rimaste sole, con i figli a carico, senza lavoro, rientrate nelle case dei genitori anziani che vivono già con il poco assicurato da qualche pensione di anzianità. In questo contesto si inserisce la risposta del Consigliere di Circoscrizione Alaia, che garantiva la possibilità di incrementare il reddito familiare, con un'altra pensione. Non molto lontano dal Pallonetto, ci sono i vicoli e le strade dei Quartieri Spagnoli, una parte della città in cui la delinquenza organizzata è stata sempre forte, integrata al territorio, che ne era molto condizionato. Anche in quel quartiere, le donne erano le prime vittime di un degrado sociale innescato da una crescita distorta della società. Ma in quel contesto, sia con l’esperienza delle Mamme Coraggio e poi con il progetto “Nidi di Mamme” ed infine con la formazione professionale gestita dal Centro Donna, era stato messo in piedi un progetto, finanziato dalla Unione Europea e gestito con il sostegno del comune, per dare risposte alle donne dei Quartieri che potessero costruirsi da sole il proprio lavoro, il proprio futuro, utilizzando la cultura della solidarietà, della cooperazione e della crescita comune.

Il progetto prevedeva perfino che se alcune di loro avevano un lavoro e non sapevano a chi lasciare i figli, le altre se ne occupavano, in un rapporto di scambio e di sostegno reciproco.

Un percorso cominciato nella seconda parte degli anni '90 e durato per molti anni, di cui oggi non se ne sa più niente. In quegli anni, la politica sociale del Comune di Napoli, era indirizzata verso la valorizzazione delle persone tra esse i più deboli: i bambini, le donne, i disabili, gli extra comunitari, i senza fissa dimora, le giovani africane e dell’est che venivano fatte prostituire di notte nelle periferie. Queste categorie disagiate e discriminate, a rischio di devianza sociale, erano inserite in progetti e programmi di intervento che dovevano servire a ridare la dignità umana a tutti.

Esisteva in città un grande movimento di organizzazioni, di volontari, di progetti, di cooperative sociali. che sstavano riuscendo a scalfire il degrado secolare nel quale siamo sempre stati costretti a vivere. Quella spinta si è esaurita, l’impressione che tutti hanno che la città sia inaridita, piegata su se stessa . Come se la vicenda della spazzatura, avesse spento le speranze dei cittadini onesti, che non hanno più fiducia in se stessi come protagonisti del cambiamento. In questo contesto, dentro l’esaurirsi di una spinta culturale e sociale, si registrano le truffe, perché a Napoli c’è sempre qualcuno pronto a dare risposte sbagliate a domande giuste, soprattutto quando intravede la possibilità di arricchirsi a spese della collettività. Fuori dalla retorica, quando si esaurisce una spinta ideale, una cultura della vita sociale ed un modo di fare politica, ritornano a galla i disonesti di sempre che non riusciamo mai a sconfiggere.

E’ l’eterna lotte tra il bene ed il male, che a Napoli, più che altrove è immediatamente visibile. I comportamente scostumati ed illegittimi si corregono con la educazione nelle scuole e nelle famiglie, le truffe allo Stato, la corruzione, la concussione, lo sfruttamentoi selvaggio e le discriminazioni sociale, si combattono con la buona politica, con progetti utili ai cittadini.

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di Raffaele Pirozzi
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