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"La maggioranza è forte e non ci sono alternative credibili"

Tremonti:"No a governi tecnici, l'Europa non li acceterebbe"


Tremonti:'No a governi tecnici, l'Europa non li acceterebbe'
18/07/2010, 11:07

ROMA - Il ministro dell'economia Giulio Tremonti, all'interno di una lunga intervista rilasciata a "La Repubblica", inizia precisando che, l'attuale maggioranza di governo, "è forte, e non esistono alternative credibili".
La difesa nei confronti del Premier può agevolmente definirsi a spada tratta; con Tremonti che infatti minimizza la portata della cosiddetta P3, defindendo la presunta nuova loggia "al massimo una cassetta di mele marce". Convinto anche della bontà del tanto contestato, osteggiato ed emendato ddl sulle intercettazioni, Tremonti definisce la norma "tutt'al piu' una legge-bavaglino".
Riguardo i "governi di larghe intese" o, come ama definirli Pier Ferdinando Casini, "di salute pubblica", non c'è alcun dubbio:"Sono fuori dalla storia e l'Europa non li approverebbe". E sulle dimissioni che, secondo diversi osservatori, il ministro avrebbe invocato più volte? Anche in questo caso la risposta è risoluta quanto probabilmente poco aderente alla realtà:"Mai minacciato le dimissioni ma spesso ho detto 'non firmo'. E alla fine il voto e' sempre arrivato, positivo e convinto. Tutto quello che ho fatto - sottolinea il titolare dell'Economia - e forse anche un po' piu' della politica economica, l'ho fatto convinto di fare comunque quello che mi sembra bene per il mio paese. E non avrei potuto farlo senza Berlusconi e Bossi, o contro Berlusconi e Bossi. E sara' cosi' anche nel prossimo autunno e oltre". 
Quando arriva la domanda sull'innegabile ramanzina di Gianni Letta, Tremonti non si scompone e chiosa:"Oggi ci abbiamo riso sopra. Vedo un eccesso di confusione tra "personale" e "politico". Certo, in politica conta anche il personale, ma su troppi "scontri" ho letto troppo folklore...".
Cauto ed al contempo sibilino, poi, anche sull'oramai epico scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Per il numero uno dell'Economia, infatti "questo tema rientra nell'idea antropomorfa della politica, che non mi appartiene".
In ultimo, quando il cronista gli fa notare che, nel piatto della manovra, pare non esserci alcuno spazio per "pietanze" destinante alla crescita del paese, "Giulio" osserva:"Come le ho detto, i numeri italiani sono allineati alla media europea. Nella manovra, oltre alla stabilità finanziaria, c'è comunque una prima "cifra" dello sviluppo. Dalle reti di impresa alla drastica riduzione della burocrazia. Più in generale nel tempo presente non esiste lo sviluppo in un Paese solo, non si fa lo sviluppo con la Gazzetta ufficiale, soprattutto avendo il terzo debito pubblico del mondo. Del resto la ripresa in atto è portata più che dalle politiche economiche, dal cambio sul dollaro. E tuttavia certo molto deve esser fatto ancora. Dalla "battaglia per il diritto", troppe regole sono infatti un costo e un limite allo sviluppo, per arrivare alla ricerca, per cui dovrebbe essere fatto un maxi fondo d'investimento pubblico, alla combinazione tra la riforma degli istituti tecnici, cui devono concorrere anche le imprese, ed il contratto di apprendistato".
Insomma: un'altra intervista nella quale si è chiesto di tutto e si è risposto su quasi nulla.

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di Redazione
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