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Dal Pdl una richiesta condivisa: Fini deve dimettersi

Tutte le reazioni e le dichiarazioni del dopo Mirabello


Tutte le reazioni e le dichiarazioni del dopo Mirabello
06/09/2010, 17:09

ROMA - Al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi  non è piaciuto il discorso che Gianfranco Fini ha fatto ieri a Mirabello. Tuttavia, almeno per il momento, il Premier ha preferito la via del silenzio ed ha lasciato piena facoltà di commento agli altri influenti rappresentati della maggioranza. La prima ad intervenire a gamba tesa sul discorso finiano è stata la Lega che, con il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, ha dichirato seccamente:"Si vada al voto anche domani, non c'è alternativa. Mi pare evidente che sia rinata Alleanza Nazionale, un partito che assicura gli interessi del sud più che quelli della Padania che per Fini non esiste ma per noi esiste''. Non da meno si è dimostrato il leader del Carroccio, Umberto Bossi: "La situazione è difficile, perché è come se Fini avesse detto non voglio accordi con la Lega. Se Berlusconi dava retta a me, si andava a elezioni e non c'erano Fini né Casini, né la sinistra che scompariva. Per Berlusconi la strada è molto stretta: se tutti i giorni deve andare a chiedere i voti a Fini e a Casini per far passare una legge, non dura molto".
Anche dal Pdl sono piovute critiche, come dimostra l'intervento di Fabrizio Cicchitto, vicecapogruppo alla Camera: "Rifletta sulla congruità di essere leader di una formazione politica con il suo ruolo di presidente della Camera''. Immediata e piccata la risposta di Italo Bocchino: "Arrivano con dieci anni di ritardo perché nel 2001 votarono e votammo Casini, che era leader di partito, allo scranno più alto di Montecitorio. Quando gli conviene, come nel caso di Casini, non trovano nulla da obiettare, mentre quando gli conviene, come nel caso di Fini, usano strumentalmente il problema dell' incompatibilità".

IL VERTICE DI STASERA
In attesa del vertice che questa sera impegnerà il Cavaliere proprio con Bossi e Maroni, dunque, la situazione politica all'interno della maggioranza si presenta forse ancora più tesa rispetto alla vigilia mirabelliana. Il tutto nonostante l'ex leader di An, nel suo discorso, abbia anche teso la mano ai propri oramai sempre più ex alleati parlando di un "nuovo patto di legislatura" da portare avanti per mantenere saldo il governo fino al 2013.
Intanto, se Bossi e Maroni hanno presentato una linea dura, più accomodante si è dimostrato Paolo Bonaiuti che, attraverso una videochat sul sito web del tg1, ha preferito sdrammatizzare sulla possibilità di elezioni anticipate. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, infatti, ha definito "non traumatico" il discorso finiano e poi ha puntualizzato:"Non do mai questi giudizi, significa che ci vestiamo da mago Zurlì... Stiamo al giorno per giorno. Dipende da come andrà il confronto in Parlamento, andiamo a vedere, ci sono questi cinque punti che sono la continuazione di un programma che abbiamo cominciato a realizzare ed è quello su cui tutti i deputati del Pdl, della Lega, sono stati eletti".
Più possibilista e diplomatico rispetto ai compagni di partito leghisti anche Ignazio La Russa: per il ministro della Difesa se è vero che la maggioranza attuale è precaria, al contempo, c'è anche da riscontrare che il discorso del presidente della Camera "non cambia nulla" per un centrodestra che "può andare avanti". In ogni caso, tentativi di smorzamento a parte, è lo stesso Berlusconi a non fidarsi più del suo ex compagno di partito e a temere che, quella finiana, sia solo una malcelata strategia di logoramento. La volontà del Cavaliere, difatti, è quella di evitare fino all'ultimo la rottura e le elezioni anticipate; proponendo al Parlamento un voto sugli oramai famosi 5 punti programmatici ma, al contempo, come si è lasciato sfuggire "piuttosto che farmi logorare, preferisco il rischio delle urne".
E così, mentre Capezzone e Cicchitto insistono sulle dimissioni oramai irrincunciabili della terza carica dello Stato, dal Fli arriva la dichiarazione quasi poetica di
Fabio Granata:"Con Fini, abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo: adesso inizia il difficile, e il bello, di questa impresa". Del resto la prima impresa di accorgersi dei mali del berlusconismo con tanti anni di ritardo è stata già superata; quella che si presenta adesso come nuova sfida potrebbe in effetti essere meno faticosa.

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di Antonio Rispoli e Germano Milite
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