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L'onda verde del Senatur è sempre in voga

Tutto come nel'94, Governo campione del mondo delle pensioni

Dopo 17 anni punto e capo

Tutto come nel'94, Governo campione del mondo delle pensioni
25/10/2011, 21:10

Eran giovani e forti, ma non sono ancora morti. Ovviamente morti è inteso in senso del tutto politico, abbandonando facili dietrologie da transatlantico, o ancor peggio da bar dello sport. Sembra che il tempo per certi politici nostrani non passi proprio mai. Qualche capello bianco in più, anni anagrafici cancellati dalla chirurgia plastica, che in realtà mette soltanto in ridicolo le debolezze dei politicanti, usanza tutta nostrana, anzi strana senza il suffisso. E allora la nostra mente non può che inciampare in un rewind che viene quasi naturale. Correva l’anno 1994: quello in cui l’11 gennaio Indro Montanelli, dimessosi dalla direzione del Giornale per dissidi con le scelte politiche di Berlusconi, fonda una nuova testata "La Voce"; l’anno in cui, due giorni dopo, esattamente il 13 gennaio, arrivano le dimissioni del governo Ciampi e il presidente Scalfaro scioglie le Camere; quello del 22 gennaio, in cui Gianfranco Fini, segretario del MSI, presenta Alleanza Nazionale, partito sorto dal MSI; quello del 23 gennaio in cui Fausto Bertinotti viene eletto segretario del Partito della Rifondazione Comunista; ma soprattutto quello del 26 gennaio quando Silvio Berlusconi annuncia con un messaggio video la sua candidatura alla testa di un movimento politico che prenderà il nome di Forza Italia. Evento dal quale scaturirà la vittoria elettorale del cavaliere, causa della prima canna di Nanni Moretti, come riporta nel suo primo capolavoro «Aprile». Potremo andare avanti per ore, scrivere pagine di libri di storia moderna, ma anche un po’ antica, in fondo sono passati oltre diciassette anni. Certo, le lancette, riguardando i vecchi filmati elettorali e le prime puntate di «Porta a Porta», sembrano non essere avanzate di un solo secondo. E' vero, Berlusconi aveva qualche ruga in meno, ma Bruno Vespa gli stessi nei.  Il centro destra è sempre al governo e il governo, lo stesso, sta per cadere, di nuovo e sempre sulle pensioni. «Maledetti anziani» penserà il premier, tanto lui frequenta un pubblico di ventenni, in fondo si sentirà ancora un ragazzotto, pillole a parte. Ma cade o non cade sto Governo? Nel’94 è caduto, ma oggi è ancora qui aggrappato disparatamente al voto del venduto di turno, dunque  qualcosa non torna. Facciamo due conti: le pensioni, maledette, sempre colpa loro, mentre per la spallata decisiva ci pensa la Lega Nord, divina provvidenza. Anche se Bossi, allora sbadigliava di meno e girava in canottiera. Era lanciatissimo il Senatur, era vigoroso, giovane e potente, bello non lo è mai stato. Era uno «scassatore», come il de Magistris de no’antri, certo non ha nulla a che vedere con l’onda arancione, la sua era un’onda verde, non quella di Isoradio. Ora è l’ombra del leader, l’amico da tenersi buono. Ma la verità la sanno tutti: Berlusconi odia Bossi. Il senatur tiene il cavaliere sotto scacco da diciassette anni. Basti pensare che il premier senza la Lega non sarebbe il premier e Bossi senza Berlusconi non sarebbe seduto nei banchi privilegiati del palazzo. Insomma gli amici perfetti. Quelli complementari, che senza l’altro sarebbe colpiti da una strana forma di effetto domino. Ma sulle pensioni no, il capo del Regno Padano non transige. Il Trota non può aspettare 67 anni per la pensione e 40 e passa anni di attività lavorativa. Anzi, se andasse in pensione oggi farebbe un piacere a molte persone. Ma senza ripercorrere scenari che sanno di vecchio, gonfiamo il petto e guardiamo avanti.
Oggi, 2011, è tutto di nuovo in bilico. Ieri sono uscite voci sull’ormai mitologico quanto fantascientifico decreto sviluppo, dodici condoni, tre chili di pane, due di latte e sei uova fresche. E se Tremonti se ne accorgesse, cosa succederebbe? Cadrebbe il governo, scatterebbe la crisi, ci sarebbero caroselli e grideremo di liberazione come in Libia.  O forse solamente qualche timido olè accompagnerebbe l’ultimo viaggio del Governo Berlusconi bis, o tris, chissà, abbiamo perso il conto.  Il consiglio Europeo intanto ci aspetta alle casse, ma oltre al pane e alle uova vorrebbero qualcosa di più concreto, spiacenti. Ma le scorte sono finite e ci ridono dietro pure i francesi e i tedeschi, manca solo il napoletano. Anzi c’è, è il nuovo Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Certo c’hanno messo un po’ per scegliere l’uomo giusto, ma capita e poi «che fretta c’era maledetta primavera» cantava Berlusconi giorni fa. Ma Silvio non si è accorto che le mezze stagioni non esistono più, tantomeno ora che siamo in autunno. Ma anche se fosse, tutte le stagioni finiscono e la sua si può considerare conclusa, "scillipotismi" a parte.  E mentre i giudici di sinistra continuano ad assediare palazzo Grazioli vestiti da starlette, altri da pali della lap dance, e i giornalisti di Repubblica – sporchi bolscevichi – continuano a fare il loro lavoro, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy - risata in faccia a Berlusconi – ci scherzano di tanto in tanto (tutta invidia) e non possono che rimuginare sul mondiale del 2006. Facemmo fuori la Germania in casa loro, «Grosso Grosso o mio Dio Fabio Grosso» gridavano alle televisioni (grazie Marco Civoli per le emozioni) e poi mandammo a casa anche la Francia, in una finale di rigore. In campo però non c’era mica Berlusconi, al massimo un Pirlo qualunque, che la mise proprio all’incrocio. Campioni del mondo, oggi campioni del nonno, anzi no, dimenticavo le pensioni. Ma alla fine cade o non cade? Mah, io aspetterei altri diciassette anni. Poi dicono che sto numero non porta sfortuna, a Silvio ovviamente.

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di Valerio Esca
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