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Dal Cdm l'ok al decreto. Non sarà una festa di serie B

Unità d’Italia, il 17 festa nazionale. Ma la Lega non ci sta

Ieri standing ovation per Benigni all'Ariston


Unità d’Italia, il 17 festa nazionale. Ma la Lega non ci sta
18/02/2011, 13:02

ROMA - Il 17 marzo, data in cui Vittorio Emanuele II nel 1861 proclamò il Regno d’Italia, sarà festa nazionale. Il Consiglio dei ministri riunitosi questa mattina ha deliberato con l’approvazione di un decreto, infatti, che sarà un giorno di festa: il giorno clou dei festeggiamenti in occasione dei 150 anni dell’unità nazionale, con scuole e luoghi di lavoro chiusi. Che sia servita o meno l’eccellente rappresentazione di Roberto Benigni sul palco dell’Ariston, con non pochi rimandi alla situazione politica attuale, sta di fatto che il governo è tornato sui suoi passi. La questione, a dir poco inutile dal momento che si tratta di una grande celebrazione nazionale, era stata sollevata settimane fa da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che aveva voluto osservare come un giorno di festa avrebbe comportato la perdita di preziose ore di lavoro e “un aggravio di costi per le imprese”. A seguire, ovviamente, era giunto anche l’annuncio del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che, di comune accordo con il partito del Carroccio (che sappiamo bene, non ci penserebbe su due volte a dividere di nuovo l’Italia), aveva praticamente palesato la sua intenzione di tenere le scuole aperte in quella ricorrenza. Così, come un giorno tra tanti altri. D’altronde cosa ci si poteva aspettare da colei che emana leggi anticostituzionali, ovvero che non rispettano la Costituzione, legge fondamentale dell’Italia? Va da sé che le affermazioni del ministro Gelmini erano state dettate da chi, come Roberto Calderoli (ministro della Semplificazione legislativa ed esponente di punta della Lega), aveva optato per la soluzione suggerita dalla presidente di Confindustria: “meglio non caricarsi dei costi di una giornata festiva”. Quindi uffici aperti e avanti come un giorno qualunque: sebbene si tratti della celebrazione dell’Unità d’Italia. Nulla di fatto alla fine per coloro che avrebbero voluto fare in modo che il 17 marzo passasse inosservato. Il Cdm ha stabilito che sarà festa nazionale. A far presagire un cambiamento di rotta da parte dell’esecutivo era stato ieri il ministro della Difesa che, nel corso della conferenza stampa di presentazione della serata sanremese, dedicata proprio al 150esimo dell’Unità d’Italia, e poi in interviste successive, sembrava avesse voluto anticipare la notizia che il 17 marzo sarebbe stato giorno di festa.

IL NO DEI LEGHISTI
I ministri leghisti Umberto Bossi e Roberto Calderoli hanno detto no al decreto legge sulla festa nazionale del 17 marzo. “Fare un decreto legge per istituire la festività del 17 marzo, un decreto legge privo di copertura in un Paese che ha il primo debito pubblico europeo e il terzo a livello mondiale e in più farlo in un momento di crisi economica internazionale è pura follia. Ed è anche incostituzionale”. Lo afferma Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa, che aggiunge: “Come ho già detto sono e resto contrario alla decisione di non far lavorare il Paese il 17 di marzo”. A rispondergli è il ministro La Russa: “Nessuna frattura con la Lega, ma solo una diversità di opinioni. Chiediamo a tutti rispetto, ma non obbligheremo nessuno a festeggiare”. E pare poco, dal momento che a non accettare la festa dell’Unità nazionale è proprio il partito che purtroppo detiene in maggior parte il potere decisionale sulla vita del Paese?

L’INTERPRETAZIONE DI BENIGNI ALL’ARISTON
Ieri sera, a Sanremo, l’esibizione di Roberto Benigni ha intanto commosso la platea del Festival che alla fine ha applaudito in piedi per alcuni minuti. Il comico toscano è arrivato nella sala del Teatro Ariston sventolando una bandiera italiana su un cavallo bianco ed esclamando per due volte “Viva l'Italia”. Dopo qualche battuta sull’attualità politica (“Avevo un po’ di dubbi a entrare a cavallo, perché di questi tempi ai cavalieri non va tanto bene”, “La nostra nazione ha 150 anni. È una bambina, una minorenne”), Benigni si è esibito in un poetico monologo sull’Inno di Mameli e l’Unità d’Italia sul modello delle sue famose interpretazioni dei Canti della Divina commedia di Dante. “Dov’è la vittoria, le porga la chioma, chè schiava di Roma Iddio la creò. Umberto, è la vittoria che è schiava di Roma, non l’Italia! Umberto, il soggetto è la vittoria!”, annota Benigni rivolgendosi idealmente a Bossi e alla Lega. Poi aggiunge: “Il federalismo è un’altra cosa. Qui parliamo dell’Unità del paese, che è la ricomposizione quasi religiosa di un corpo fatto a pezzi... L’Unità è talmente bella che permette pure che qualcuno dica: non la festeggio!”. Alla fine di una esibizione durata più di quaranta minuti e in cui ha ripercorso le tappe fondamentali del Risorgimento, Benigni si commuove cantando quasi sottovoce l’Inno di Mameli. Con lui si commuove la platea del Teatro Ariston, che si alza in piedi per tributargli una standing ovation. Applausi convinti pure da parte dei ministri La Russa e Meloni, oltre che da parte del direttore generale della Rai, Mauro Masi, e del presidente Paolo Garimberti.

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di Antonio Formisano
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