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Berlusconi:"Bisogna rispettare lo Stato"

Unità d'Italia: la Lega investita da tempesta di polemiche

Sempre meno tolleranza per il "folklore" del Carroccio

Unità d'Italia: la Lega investita da tempesta di polemiche
16/03/2011, 19:03

ROMA - "E' necessario un rigoroso rispetto dell'unità dello Stato nazionale". Così si è espresso Silvio Berlusconi in riferimento al 150° anniversario dell'Unità d'Italia; criticando quindi aspramente il comportamento dei consiglieri regionali leghisti che, in Lombardia, si sono concessi un'irriverente pausa caffè proprio durante la celebrazione dell'inno nazionale.
Dal canto suo, il Carroccio, ancora schiavo della retorica secessionista, ha lasciato totale libertà di scelta ai propri membri riguardo la partecipazione alla seduta comune del Parlamento prevista per domani in onore dell'Unità. Ma il Cavaliere, almeno dialetticamente, non ha voluto lasciare spazio ad ambiguità:"Senza la memoria del nostro passato, della nostra storia, della nostra cultura, senza la memoria delle vicende storiche che hanno portato all'unità d'Italia saremmo tutti più deboli, poveri e soli di fronte al futuro".
E se Roberto Maroni, interrogato dai cronisti subito dopo il question time alla Camera ha risposti con un seccato e sfuggevole "lasciatemi in pace", Ignazio La Russa sfodera un'inusuale diplomazia e precisa:"Non c'è obbligo di presenza, ma c'è l'obbligo di rispetto". Al contempo, dall'opposizione, arrivato parole durissime in particolare dal membro della segreteria del Pd Antonio Misani:"Se non se la sentono di rappresentare il Paese - afferma infatti il democratico - rinuncino allora agli incarichi e ai lauti stipendi di cui godono. E' troppo facile fare i buffoni uscendo dalle aule per non ascoltare l'inno o insultando il tricolore. Il Paese è stanco del banchetto di un gruppo di cialtroni che giocano con la dignità delle istituzioni. Si deve essere orgogliosi di poter rappresentare l'Italia tutta intera", dato che, il continuo sberleffo rivolo all'Unità  "è un atto offensivo nei confronti dell'incarico che ricoprono e del giuramento fatto".
Abbastanza definitivo nei commenti anche il responsabile della sicurezza del Pd
Emanuele Fiano che, riguardo le defezioni leghiste già annunciate per le celbrazioni previste per domani, afferma:"Si tratterebbe dell'ennesimo episodio di rappresentanti leghisti che siedono sui banchi di istituzioni che mantengono salda la nostra democrazia, ma che contemporaneamente vogliono dimostrare ai loro militanti che loro di quell'Unità non fanno parte. Se domani, come traspare dalla parole del capogruppo Reguzzoni, una rappresentanza significativa della Lega non sarà presente alla cerimonia e al discorso del presidente della Repubblica, quello sarà un gesto di non ritorno". 
Ma non è soltanto il Carroccio ad alimentare sentimenti di diffidenza, indifferenza o addirittura astio nei confronti delle celebrazioni dell'Unità Nazionale. Nel meridione d'Italia, da qualche anno, ha preso piede in maniera sempre più insistente e radicata un processo di revisionismo storico riferito proprio al periodo risorgimentale ed al fatidico 1861. In numerose scuole, agli studenti è stata raccontata un tipo di storia nuova; molto meno fiabesca e più difficile da accettare di quella che solitamene viene tramandata sui testi didattici "tradizionali".
Una storia che parla di un processo unitario sanguinolento e controverso; condotto a danno esclusivo del Mezzogiorno per assecondare la bramosia di potere dei Savoia e le istanze economiche della potente massoneria inglese. Di sicuro, però, rievocare divisioni e rievocare antichi regni-pre unitari nel 2011, non può rappresentare una scelta propagandistica saggia. L'Italia ha bisogno di conoscere la sua vera storia ma di rimanere unita; oggi molto più di 150 anni fa.

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di Germano Milite
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