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Napoli. Denuncia alla Digos di alcuni consiglieri comunali

Uomini del clan Di Lauro hanno appoggiato i candidati del Pdl


Uomini del clan Di Lauro hanno appoggiato i candidati del Pdl
21/04/2010, 12:04

NAPOLI - Cominciano ad emergere nei dettagli le prime certezze sulla “compravendita di voti” e sul “voto inquinato” alle ultime Regionali. Non solo il dossier presentato dalla Federazione della sinistra. Questa volta le indiscrezioni arrivano direttamente dal Palazzo di giustizia. Ieri mattina (20 aprile) in consiglio comunale non si parlava d’altro. Alla “bouvette”, nei corridoi, in aula, a bassa voce, i consiglieri chiedevano notizie, conferme sui dettagli di un’indagine molto articolata e spinosa.
Tutto è partito da una chiacchierata informale, durante la campagna elettorale, tra alcuni consiglieri comunali di Napoli del Popolo delle libertà e gli agenti della Digos. I nomi sono noti, almeno negli ambienti che ruotano attorno alla Procura della Repubblica, ma non sono stati diffusi per evitare di mettere in pericolo l’incolumità fisica degli autori della denuncia.
Una chiacchierata informale ma dettagliata e precisa su nomi, luoghi, fatti e circostanze. Tutto contenuto in due annotazioni che la Digos ha inviato in Procura. L’inchiesta è partita immediatamente e riguarda in particolare uno dei quartieri a più alta densità criminale della città: Secondigliano. Una zona dominata dal clan Di Lauro e dagli “scissionisti”, i quali da pochi mesi hanno sospeso la faida, hanno deposto le armi e si sono spartiti il territorio. I fedelissimi di Paolo e Cosimo Di Lauro mantengono il controllo del “Terzo mondo”, il “rione dei fiori”. Mentre sulla restante parte del quartiere, incluso le famigerate vele, comandano gli scissionisti di Raffaele Amato.
Gli agenti della Questura di Napoli hanno messo penna su carta e scritto tutte le informazioni raccolte proprio dai consiglieri comunali che hanno supportato l’elezione di Stefano Caldoro alla presidenza della Regione. Il problema è sorto per le preferenze ai candidati nella lista capeggiata da Mara Carfagna. Una guerra intestina che non ha escluso colpi bassi, accordi equivoci e mobilitazione di affiliati ai clan locali impegnati a racimolare consensi in cambio di chissà che cosa. Durante le elezioni fu perquisito addirittura pure un comitato elettorale del Pdl a Secondigliano, in una delle zone più calde, in via Del Cassano, il cui responsabile, Giovanni Di Vincenzo, consigliere alla VII Municipalità, è stato impegnato in campagna elettorale a sostegno di Pietro Diodato, candidato al consiglio regionale nella lista del Pdl. E proprio i consiglierei comunali di Napoli, nel corso del colloquio con gli agenti della Digos, avrebbero puntato l’indice contro Di Vincenzo, il quale godrebbe di appoggi della malavita organizzata del quartiere. I denuncianti hanno pure espresso, tra l’altro, per tale circostanza, forti timori per l’incolumità personale propria e dei loro familiari visto che sempre Di Vincenzo avrebbe rapporti di parentela con un malavitoso della zona, soprannominato “O’ nasone”, personaggio noto agli investigatori perché risulta affiliato al clan Di Lauro.
Il meccanismo è sempre lo stesso: i camorristi si presentano nelle case degli elettori che risiedono nelle “zone d’influenza”, chiedono il certificato elettorale, fanno una fotocopia e poi restituiscono l’originale con il fac-simile della scheda del candidato da votare. La fotocopia della tessera elettorale serve a controllare nelle diverse sezioni, dopo lo scrutinio, se le indicazioni di voto sono state rispettate. Altrimenti scatta la ritorsione. E questa non è gente che scherza.
Influenze criminali, giro di denaro, contributi elargiti con la scusa delle affissioni dei manifesti o come sostegno a fantomatici comitati elettorali in cambio del voto. Comprano i voti. Utilizzano i camorristi dei rioni, i galoppini della malavita, stringendo patti su affari o semplicemente elargendo enormi somme di denaro che vanno a rimpinguare le casse delle camorra. Basta analizzare il dato elettorale e i picchi di preferenze raggiunti da determinati candidati del Pdl proprio in zone ad alta influenza criminale ed è tutto chiaro. Ci sono i voti conseguiti e le sezioni. Si tratta del segreto di Pulcinella. Non servono le informative della Digos o l’inchiesta per capire cosa succede in quei quartieri a rischio durante le elezioni. Il problema è che si è superata ampiamente la soglia ritenuta “fisiologica” dagli stessi rappresentanti delle istituzioni. Siamo di fronte ad un patto sempre più stretto stipulato tra i clan della camorra ed il personale politico e la locale classe dirigente. La criminalità si sa, non ha colore politico. Fa affari e accordi con chi vince. Ed ora è il toccato al centrodestra.
Le dichiarazioni rese da alcuni consiglieri comunali alla Digos sono state riscontrate dagli investigatori anche sul posto, attraverso un’attenta attività di osservazione. Insomma, secondo gli stessi esponenti del Pdl, a Secondigliano, Pietro Diodato, riconfermato al consiglio regionale con ben 27mila preferenze, è stato votato e supportato da camorristi del clan Di Lauro. I quali avrebbero esercitato forti “pressioni” ed intimidazioni sugli elettori. Denuncia informale, come detto, di alcuni consiglieri comunali del centrodestra napoletano. Tutto questo è emerso prima del voto. Lo scrutinio, guarda caso, è stato inesorabile: Secondigliano e tutta l’area limitrofa hanno dato un apporto determinante all’elezione di Diodato. Sarà la magistratura a capire se si tratta di una coincidenza oppure se realmente quei voti sono frutto di un’intensa attività di pressione ed intimidazione dei camorristi locali esercitata sugli elettori e residenti nelle zone sotto il controllo del cartello criminale.
Non si tratta, però, di una cosa semplice. Anche perché uno dei sostituti procuratori più noti della Procura di Napoli ha pure ascoltato alcuni consiglieri comunali che hanno parlato inizialmente con gli agenti della Digos. Nessuno ha voluto sottoscrivere e formalizzare la denuncia. Hanno paura di esporsi in prima persona. Anzi, si aspettavano che il contenuto di quella “chiacchierata” venisse reso noto dagli agenti della Digos attraverso un’infromativa che utilizzasse, però, la formula convenzionale di “fonti confidenziali”. Invece non è stato così. Insomma, i consiglieri non hanno gradito che il loro nome fosse stato sbandierato ai quattro venti nell’informativa e non fosse stato tutelato. Non hanno gradito che figurano come denuncianti. Vivono in quelle zone. Vivono a Secondigliano, in un quartiere dove vige la legge dei clan. Chi denuncia è una spia. Chi parla con la Digos è un “infame”. E questo aspetto rappresenta un problema per la propria incolumità fisica e quella dei familiari più stretti. Ecco perché, sempre ieri, prima, durante e dopo la seduta consiliare sul bilancio, nei corridoi del Palazzo di via Verdi non si parlava d’altro. Consiglieri comunali che non riuscivano a darsi pace. Non riuscivano a capire come fosse finito il loro nome su quell’informativa della Digos. Hanno parlato e continuano a sostenere le tesi delle pressioni e delle intimidazioni. Ma non possono esporsi. Lo hanno detto chiaramente. Non possono sottoscrivere una denuncia pubblica e passare nel rione come quelli che collaborano con la legge, con la polizia ed i magistrati a scapito di camorristi e di capizona del posto. Significherebbe iniziare una guerra contro un gigante che non potrà mai essere battuto. C’è chi addirittura, saputo della fuga di notizie, ha esplicitamente detto che consegnerà nelle mani di amici un “memoriale” in caso dovesse succedergli qualcosa. C’è tensione, molta tensione, e tanta paura. Non per l’inchiesta in sé. I personaggi sono noti. Così come i fatti avvenuti durante la campagna elettorale ed i candidati a rischio, individuati dalla stessa segreteria del Pdl prima della composizione della lista. Fu Silvio Berlusconi ad aprire lo squarcio, a rompere il muro di omertà. Chiese la compilazione di liste pulite. Fuori i condannati e coloro in odore di camorra. Fino al venerdì sera prima della presentazione delle liste, Pietro Diodato e Domenico De Siano risultavano non candidabili. Soprattutto Diodato che vanta all’attivo una condanna ad un anno e sei mesi di reclusione nonché l’interdizione dai pubblici uffici, con pena sospesa, e porta sul groppone una corposa informativa della Dda su rapporti di parentela con camorristi di Pianura e con interessi specifici sulla riapertura della discarica dei “Pisani”. Gente controindicata ai fini Antimafia. Colletti bianchi ed imprenditoria deviata.
Diodato fu inserito in lista all’ultimo momento grazie all’intervento decisivo di Italo Bocchino, parlamentare napoletano ed uomo di fiducia di Gianfranco Fini, e di Mara Carfagna, capolista a Napoli del Pdl. Non a caso, dopo il voto, Pietro Diodato e Mara Carfagna compaiono, insieme, sui manifesti 6x3 nelle strade di Napoli per ringraziare i loro elettori, mettendo in bella mostra più di ottantamila voti conseguiti. Davvero un bel bottino…

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di Giovanni De Cicco
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