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A Napoli passo indietro di Nicolais, ipotesi Corrado

Veltroni si dimette, è caos nel Pd dopo la sconfitta sarda


Veltroni si dimette, è caos nel Pd dopo la sconfitta sarda
17/02/2009, 17:02

Le elezioni sarde sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dopo sedici mesi al timone della formazione politica erede dell’esperienza ulivista, battezzata due anni fa come la novità più rilevante nel panorama politico italiano, il segretario Walter Veltroni ha deciso di lasciare la guida del Pd. Questa mattina Veltroni si era presentato al coordinamento del partito mettendo a disposizione il suo mandato. Tutti avevano cercato di dissuaderlo, premendo perché restasse, ma al tempo stesso avevano sollecitato un maggior coinvolgimento degli organi del partito, in sostanza più collegialità nella definizione e nella gestione della linea del partito. Un cambiamento che odorava quasi di commissariamento. Una soluzione inaccettabile sia per Veltroni sia per gli uomini a lui più vicini. Per domani è stata fissata una conferenza stampa in cui il vice di Veltroni, Dario Franceschini, ha annunciato che lui e il segretario dimissionario spiegheranno le ragioni della decisione.


Da consigliere del Pc a segretario del Pd

Cinquantaquattro anni, sposato, due figlie, Veltroni si avvicina alla politica nel 1976, quando a 21 anni viene eletto consigliere comunale di Roma nelle liste del Pci, mantenendo questa carica fino al 1981. Nel 1987 diviene per la prima volta deputato. Un anno dopo entra nel Comitato centrale del Pci, ed è tra quanti sono favorevoli alla svolta della Bolognina di Achille Occhetto e alla nascita del Partito democratico della sinistra. Nel 1992 viene scelto come direttore de L'Unità, lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci ed acquistato qualche mese fa proprio da Renato Soru. Due anni dopo la base del partito lo candida a segretario nazionale, ma Veltroni viene sconfitto da Massimo D'Alema per 249 voti a 173.

Nel 1996 Romano Prodi lo chiama a condividere la leadership de l'Ulivo e, dopo la vittoria della coalizione del centrosinistra, diventa vicepresidente del Consiglio e ministro dei Beni Culturali e ambientali con l'incarico per lo spettacolo e lo sport. Nel 1998, dopo la caduta del governo Prodi, torna a concentrarsi sul partito, nel quale intanto sono confluite formazioni di varia ispirazione, laiche e cattoliche (Sinistra repubblicana, Cristiano-sociali, Comunisti unitari, Laburisti), e che compie un ulteriore passo in avanti trasformandosi in Ds, Democratici di sinistra. Nel 2001 venne scelto dal centrosinistra come candidato a sindaco di Roma in risposta alla Casa delle libertà che aveva indicato Antonio Tajani di Forza italia. Veltroni diventa primo cittadino della Capitale ottenendo il 53% dei consensi. Cinque anni dopo viene riconfermato sindaco della Capitale con il 61,45% dei voti, miglior risultato nella storia delle elezioni comunali di Roma con l'elezione diretta del sindaco, con cui batte il candidato della Cdl Gianni Alemanno.

Dal maggio 2007 Veltroni entra a far parte del Comitato nazionale per il Pd che conta 45 componenti e riunisce i leader delle diverse anime del partito. Veltroni viene candidato alla guida della nuova formazione politica, sostenuto da larga parte della Quercia e da ampi settori della Margherita, e affiancato, in ticket, da Dario Franceschini, presidente dei deputati dell'Ulivo. Veltroni presenta la sua candidatura alle primarie del partito il 27 giugno in un discorso al 'Lingotto' di Torino. Il Partito democratico nasce ufficialmente il 14 ottobre dello stesso anno e Veltroni e' eletto segretario con il 75% dei voti. Nell'aprile dello scorso anno il primo, impegnativo, banco di prova: le elezioni politiche, che però consegnano la vittoria a Silvio Berlusconi e al Pdl. 
 


Adinolfi approva il cambio al vertice su Facebook

Mario Adinolfi, membro della direzione nazionale del Pd e sfidante di Veltroni per la segreteria alle primarie del 2007, utilizza Facebook per dichiararsi favorevole ad un cambio della guardia al vertice del partito. “Le dimissioni di Veltroni sarebbero un bene per il partito, - ha scritto, - l’ennesima pantomina invece un male”. “Io credo che Walter debba dimettersi davvero, - ha continuato, - da un anno a questa parte la nostra squadra ha sempre perso, certo anche al di là dei suoi demeriti personali. Ma quando una squadra perde sempre, per dare una scossa il commissario tecnico va cambiato. Sento che circola l'ipotesi di un 'congelamento' delle cariche, con segretario dimissionario e un direttorio che conduca il partito così com'è alle elezioni europee. Sarebbe un esito drammatico, che consegnerebbe il Pd ad un disastro certo il 7 giugno. E il disastro alle elezioni europee significherebbe la fine del Pd, che chiuderebbe per diaspora. La soluzione allora è solo una - conclude Adinolfi -: dimissioni vere di Veltroni e avvio immediato delle procedure congressuali per andare a primarie serie e aperte a maggio. Si creerebbe una grande mobilitazione del partito, che porterebbe il Pd con uno smalto diverso alla competizione elettorale".
 

Anche Civati sceglie la comunicazione su Internet

Giuseppe Civati, consigliere regionale del Pd in Lombardia, ha dato con il suo blog uno spaccato del disagio del partito:  “Alle 15.30 mi dicono che Walter vuole andare fino in fondo. Alle ore 16.05 mi comunicano: ‘Forse Franceschini reggente’. Non so più cosa pensare”. Continua Civati nel post pubblicato alle 16,05: “Intanto i risultati del sondaggio di Repubblica sono abbastanza a-senso-unico. Concordo con Ivana: non c'era modo peggiore per reagire al risultato di ieri. Mattia mi suggerisce che si tratta piuttosto di un deadblogging. Ha ragione. Le voci sono ribadite da più parti. Veltroni confermerebbe le dimissioni. Si parla di reggenze, di direzioni da convocare”.


Ripercussioni in Campania

Lo scossone che ha travolto il Pd con le dimissioni di Veltroni potrebbe avere conseguenze immediate anche a Napoli e in Campania. A quanto pare Luigi Nicolais, fedelissimo dell’ex leader del Pd, avrebbe cambiato idea e non sarebbe più intenzionato a candidarsi alle primarie per le provinciali di Napoli. In questo caso, secondo indiscrezioni raccolte da Il Velino, emergerebbe il nome, con il beneplacito del governatore Antonio Bassolino, di Nicola Corrado, di area liberal del Pd ed ex vicesindaco di Castellammare di Stabia caratterizzato da un forte impegno nella lotta alla criminalità organizzata.
 

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di Nico Falco
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