Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Indagate anche altre 20 persone per associazione segreta

Verdini e Dell'Utri a rischio processo

Chiusa l'inchiesta della Procura di Roma sulla P3

Verdini e Dell'Utri a rischio processo
09/08/2011, 10:08

ROMA - Si conclude a un anno esatto dai primi arresti l'inchiesta della Procura di Roma sulla P3, la presunta associazione segreta che avrebbe fatto capo all'affarista Flavio Carboni, al coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini e al senatore Marcello Dell'Utri. E' quanto sostengono il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e l'aggiunto, Rodolfo Sabelli, che oggi hanno notificato alle parti l'atto di chiusura indagine sulla cosiddetta P3. Si tratta dell'iniziativa che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Con Verdini e Dell'Utri sono indagate 20 persone tra cui l'imprenditore Flavio Carboni, Arcangelo Martino, ex assessore comunale di Napoli, e l'ex giudice tributario Pasquale Lombardi. Rischiano il processo anche il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, l'ex sottosegretario all'economia, Nicola Casentino e il parlamentare del Pdl, Massimo Parisi, coordinatore della Toscana. Tra gli indagati non figura più il nome dell'attuale sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo. Nell'inchiesta, che ha vari filoni, il reato di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulle società segrete viene contestato a Verdini, Dell'Utri, Carboni ed altre 11 persone. Netta la difesa di Verdini. "Stupisce ed è surreale, che l'onorevole Verdini venga oggi ritenuto tra i promotori dell'asserita associazione segreta, quando tutti gli atti e le intercettazioni in possesso della difesa dimostrano esattamente il contrario", scrivono in una nota gli avvocati Franco Coppi e Marco Rocchi, sottolineando di aver ricevuto oggi "la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari che sembrava essere già stato confezionato da tempo e che invece risulta datato al 5 agosto 2011". Gli episodi contestati sono quelli noti: c'è prima di tutto la vicenda dell'eolico in Sardegna. Il gruppo, su input di Carboni, che aveva raccolta una cordata di imprenditori intenzionati a investire nell'isola, si attiva per ottenere la nomina di Farris alla direzione dell'Araps, l'ente che avrebbe dovuto gestire le licenze per gli impianti eolici. Il secondo episodio è il tentativo, vano, di influenzare la decisione della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sul Lodo Alfano nell'ottobre del 2009. Per la procura di Roma si è dunque in presenza di "un'associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d'ufficio, illecito finanziamento diffamazione e violenza privata caratterizzata, inoltre, dalla segretezza degli scopi e volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonché apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali". I componenti dell'associazione, si sarebbero adoperati, secondo la Procura di Roma, per "influenzare la decisione della Consulta nel giudizio sul cosiddetto lodo Alfano"; inoltre "intervenivano ripetutamente sul vice presidente del Csm (all'epoca dei fatti Nicola Mancino), sui componenti del Csm per indirizzare la scelta dei candidati e incarichi direttivi (presidente della Corte di appello di Milano e Salerno, procuratore della repubblica di Isernia e Nocera Inferiore)".



Commenta Stampa
di Tiziana Casciaro
Riproduzione riservata ©