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"La politica non reggerà il peso". Ma Pisanu smentisce

Via D'Amelio, i pm: "Vicini alla verità sulla strage"


Via D'Amelio, i pm: 'Vicini alla verità sulla strage'
20/07/2010, 21:07

ROMA - La verità è vicina. Ed a tremare saranno anche i Palazzi della politica. “Siamo ad un passo dalla verità sulla strage di via d'Amelio. Una verità clamorosa di cui la politica potrebbe non reggere il peso”: poche parole proferite ai giornalisti prima della riunione della commissione Antimafia dai pm di Caltanissetta Sergio Lari e Nico Gozzo. Lo spiraglio di luce che trapela sulle indagini dell'eccidio di via D'Amelio, in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino, ha però vita breve. A smorzare gli entusiasmi, infatti, è il presidente della commissione Antimafia, Giuseppe Pisanu, il quale attraverso una nota smentisce dopo circa mezz’ora la notizia battuta dalle agenzie: “Dopo aver ribadito che non si può riferire alcunché dello svolgimento dei lavori della Commissione in seduta segreta, il senatore Pisanu nega decisamente che i magistrati di Caltanissetta abbiano dichiarato di essere ad un passo dalla verità sulla strage di Via d'Amelio e che la politica non sarebbe in grado di reggere il peso di tale verità”. Fantasie giornalistiche, allora? Fatto sta che i nomi dei mandanti degli esecutori della strage di stampo mafioso messa in atto il pomeriggio del 19 luglio 1992 a Palermo in cui persero la vita il magistrato antimafia e la sua scorta sembrano di nuovo più lontani.
L'audizione dei magistrati di Caltanissetta è stata secretata. E top secret è anche quello che il procuratore di Palermo Francesco Messineo e gli aggiunti Antonio Ingroia e Ignazio De Francisci hanno raccontato sulla trattativa tra lo Stato e la mafia. Un argomento che attraversa le inchieste palermitane e quelle nissene, se è vero, come sostengono gli inquirenti, che Paolo Borsellino venne eliminato perchè aveva scoperto e detto no al patto tra le istituzioni e Cosa nostra. Una tesi che conferma quello che i magistrati ormai ritengono un dato certo: che dietro l'eccidio di via D'Amelio non ci furono solo le cosche. Lo ha ripetuto, oggi, Lari tornando a ribadire le responsabilità dei soggetti istituzionali "infedeli", che hanno tradito. Un argomento a cui ha fatto cenno anche Messineo secondo il quale la «verità sulle stragi passa dagli apparati dello Stato".
La notizia smentita, ad ogni modo, segue quella pubblicata dalle agenzie sull’identificazione del “signor Franco”, uomo chiave nelle trattative tra Stato e mafia. Sarebbe Gross il cognome del misterioso personaggio dei Servizi segreti. Il particolare è stato confermato in ambienti investigativi. Il nome dell'agente che, per un ventennio, avrebbe tenuto i contatti con l'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, era inserito in una lista, consegnata dal figlio Massimo Ciancimino, alla Procura di Palermo, con i nomi di alcuni personaggi che sarebbero stati vicino ai Servizi. Accanto al cognome Gross, Vito Ciancimino avrebbe scritto F/C: intendendo riferirsi alle iniziali dei due nomi con cui l'uomo era da lui conosciuto, Franco e Carlo. Da ormai un anno i magistrati danno la caccia al signor Franco. Massimo Ciancimino, che ha svelato i particolari della trattativa, aveva riconosciuto in foto alcuni 007 che, in diverse occasioni, avevano accompagnato il signor Franco agli incontro col padre, ma non ha ancora riconosciuto con certezza il misterioso agente.
Procuratore Gozzo: siamo ad una svolta nelle indagini. “Dopo due anni mi sento di dire che siamo in un momento di svolta delle indagini - ha detto, prima dell'audizione in commissione nazionale Antimafia, il procuratore aggiunto di Caltanissetta, Domenico Gozzo - Certo, seppure le inchieste si trovino in una fase felice, io non posso dire di essere felice delle cose che mano a mano si vanno scoprendo”.

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di Davide Gambardella
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