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Napoli. Divergenze sulla nomina della giunta. E la svolta?

Via la maschera: sono la brutta copia del centrosinistra...


Via la maschera: sono la brutta copia del centrosinistra...
08/04/2010, 11:04

NAPOLI - L’hanno definita la rivolta dei consiglieri del Pdl. Una rivolta nei confronti del neo presidente Stefano Caldoro, il quale sulla composizione della nuova giunta ha chiaramente bocciato l’idea del doppio ruolo: consigliere e assessore. Una posizione che non è piaciuta ai componenti dell’assemblea regionale. Pretendono la nomina nell’esecutivo senza, però, abbandonare il Consiglio. In verità lo statuto non esclude la compatibilità. E’ la logica a farlo. La politica. Quella vera. Il Consiglio detta la linee e controlla l’attività degli assessori e gli atti approvati. La giunta deve eseguire. Confondere i ruoli significa innanzitutto annullare l’attività di controllo. Una buona amministrazione si regge sulla sinergia tra diverse istituzioni. Se si annullano le differenze, la democrazia e il governo rischiano il corto circuito. Il potere accentrato nelle mani di pochi. Controllori e controllati allo stesso tempo. Senza spazio per la partecipazione, per le competenze, per la meritocrazia. Sono i voti a stabilire le gerarchie, le capacità, le competenze, i meriti. E, procedendo di questo passo, anche l’attività amministrativa sarà orientata ad accaparrare consenso. In maniera lecita e non. Questo succede quando i numeri rappresentano l’unico criterio di selezione della classe dirigente. E questo aspetto giustifica pure le campagne elettorali deviate ed inquinate. Insomma, sin dalle prime battute il centrodestra somiglia sempre di più al centrosinistra. Altro che svolta. Siamo di fronte alla “brutta copia” del sistema deviato e fallimentare messo in piedi da Antonio Bassolino. Con una differenza. Al potere c’era Bassolino. Un leader. Amato e odiato. Ma si trattava pur sempre di un leader. Comandava lui. Decideva lui e nessuno aveva il diritto di fiatare.
Stefano Caldoro, invece, non ha il carisma dell’ex governatore. Vuole una giunta di tecnici per rilanciare l’amministrazione. Si è schierato contro i “doppi incarichi”. E’ stato smentito dalla sua stessa maggioranza. Dai suoi stessi consiglieri dieci giorni dopo il voto. I nodi da sciogliere sono davvero tanti, frutto di una coalizione che ha vinto le elezioni senza un programma serio. Se c’è il programma, cosa prevede sulla composizione della giunta? Spazio ai politici oppure a tecnici di fama? Non lo sa nessuno. Hanno vinto la partita puntando sui disastri collezionati dal centrosinistra. Punto e basta. Non hanno mai detto, al di là dei proclami elettorali, cosa e come volevano fare in concreto per rilanciare Napoli e la Campania.
Il primo a lanciare il guanto di sfida a Caldoro è stato Pietro Diodato (nella foto), inserito in lista all’ultimo momento. Per lui il “leit-motiv tradito” delle liste pulite rischiava di essere fatale. Ha condotto una campagna elettorale in grandissimo stile, con spese folli dimostrate dall’affissione selvaggia di manifesti. Picchi elettorali in alcuni quartieri “sensibili”, come Secondigliano e Pianura. Dopo i “calibri da 90” del Pdl, è stato il più votato. Ora vuole togliersi i sassolini dalla scarpe. Soprattutto nei confronti dei suoi stessi amici di partito che, durante la composizione delle liste, hanno fatto girare la sua sentenza di condanna per farlo fuori. Non ci sono riusciti. Lui è stato eletto ed ora grida vendetta. Se ne frega di quello che ha detto Stefano Caldoro. Se ne frega dell’imbarazzo del neo presidente e della “questione morale”. Diodato vuole un posto in giunta senza lasciare la poltrona in Consiglio. Lo stesso vale per Luciano Schifone, candidato della componente di Alemanno, che in città è guidata dal parlamentare Marcello Taglialatela. Sul piano elettorale Schifone ha conquistato un seggio ma il risultato uscito dall’urna è stato pessimo. Senza l’appoggio di Marco Nonno, consigliere comunale a Napoli, e senza i voti di Pianura, Schifone non sarebbe stato eletto. E’ in difficoltà. Ora vuole rilanciarsi. Ecco perché ha bacchettato il neo presidente e si è schierato a favore del “doppio incarico”. Pretende l’assessorato al Turismo, un ruolo già ricoperto nel 1995 nella giunta Rastrelli.
Come detto i nodi da sciogliere non finiscono qui. Il centrodestra ha vinto le elezioni perché si è presentato con “la faccia pulita” di Caldoro contro gli “orchi” del centrosinistra. Per vincere, però, all’atto pratico, ne ha imbarcato due: l’Udc di Ciriaco De Mita e l’Udeur di Clemente Mastella. Anche loro alternativa al sistema clientelare del centrosinistra. Come due “verginelle” pronti a guidare la rinascita ed il rilancio della Campania. Il “campanile” bacchetta Caldoro attraverso il segretario regionale, Giulio Di Donato: “E’ un errore pensare che il rilancio dipenda dalla mortificazione dei partiti”. Che siano partiti famiglia o centri di interesse e di lobby poco importa. Al timone devono esserci sempre loro. Che si chiami centrosinistra o centrodestra non fa differenza. Uomini buoni per tutte le stagioni. Le etichette servono a poco. Contano poltrone, soldi, potere, finanziamenti. Da spendere sempre nell’ottica di racimolare consensi. A nessuno piace programmare, fare politica, se poi non si gestisce denaro. Con lo “scudocrociato”, invece, la situazione da difficile ed intrigata, nelle ultime ore si è trasformata paradossale. Caldoro incontra Letta e Fazio per un “patto sulla sanità”. Oggi terrà una riunione col ministro Tremonti per sbloccare 4miliardi di fondi da destinare alla Campania. E fissare, inoltre, le tappe che chiudono la fase commissariale. La sanità. Un altro capitolo che testimonia il fallimento del centrosinistra. Servizi pessimi di fronte ad un debito più grande d’Europa. Lo ha sottolineato il centrodestra in campagna elettorale. Sono alternativi al modello di gestione dell’ex assessore del centrosinistra Angelo Montemarano, “braccio” di Ciriaco e De Mita. E proprio il leader dell’Udc ieri ha fatto sentire la sua voce. Ha lanciato un messaggio al presidente Stefano Caldoro. L’argomento? Indovinate un po’? La sanità. Il leader di Nusco avverte: “Sanità da riorganizzare. In Campania c’è una maggioranza programmatica e non politica, con la condivisione di un metodo che speriamo venga applicato”. Hanno gettato la maschera. Lo ha detto De Mita: “Condivisione di un metodo”. Quel metodo che ha affondato la Campania col centrosinistra. Lo stesso metodo che torna di moda con la “svolta” di centrodestra. Con una differenza. Non c’è un leader. Ed i vincitori hanno per il momento un obiettivo prioritario: l’assalto alla diligenza. Il resto può aspettare. Incluso la “svolta” promessa…

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di Giovanni De Cicco
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