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Avvenire attacca: “Silenzio come per Shoah”

Viminale: “Nessun sos da clandestini a Lampedusa”


Viminale: “Nessun sos da clandestini a Lampedusa”
21/08/2009, 20:08

Nessuna richiesta di soccorso da parte del barcone approdato ieri a Lampedusa è arrivata alle autorità italiane. Lo rende noto il Viminale, mentre gli sbarchi sulle nostre coste non si fermano e, nel mondo cattolico, la tragedia dei disperati morti in mare, unità all’indifferenza di chi dovrebbe aiutarli, ha evocato il fantasma della Shoah.
Ieri mattina cinque eritrei sono arrivati a Lampedusa con un barcone sul quale, hanno raccontato, inizialmente erano in 78 e sono partiti dalla Libia: i viveri sono finiti una settimana dopo, poi è finita la benzina. Sono stati per venti giorni in balia delle onde, morendo uno dopo l’altro, coi cadaveri gettati in acqua. Durante il naufragio, hanno aggiunto, hanno avvistato almeno dieci imbarcazioni ma sono stati aiutati soltanto da un pescatore, che ha fornito loro acqua e cibo. Le autorità maltesi, invece, si sono limitate a fornire il carburante ed avviare i motori, facendo proseguire il barcone verso le cose italiane. “Nessuna richiesta di soccorso, al gommone che trasportava i 5 eritrei, - dice la relazione, come si legge in una nota del Viminale, - è pervenuta alle autorità italiane prima di quella che ha consentito l’intervento del pattugliatore della Guardia di Finanza, né l’imbarcazione è stata mai avvistata dai numerosi servizi di pattugliamento che quotidianamente si svolgono nell'area”.
In seguito al racconto dei clandestini (tuttora al vaglio della Procura della Repubblica di Agrigento, ma verosimile considerate le dimensioni del loro gommone), l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) ha lanciato un appello a chi naviga nel Mediterraneo affinchè si torni a seguire la legge del mare, ovvero si presti nuovamente soccorso a chiunque sia in difficoltà in acqua.
Il quotidiano cattolico “Avvenire”, in un editoriale, si è scagliato duramente contro l’assenza di soccorsi ai clandestini, paragonando l’assuefazione di fronte alle tragedie dell’immigrazione al silenzio sulla Shoah. “Quando, oggi, leggiamo delle deportazioni degli ebrei sotto il nazismo, ci chiediamo: … ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il totalitarismo e il terrore, a far chiudere gli occhi. Oggi no. Una quieta, rassegnata indifferenza, se non anche una infastidita avversione, sul Mediterraneo. L’Occidente a occhi chiusi”, scrive l’Avvenire.

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di Nico Falco
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