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Ma pare che il no sia arrivato dal Quirinale

Vito: "Non faremo un decreto blocca-processi"


Vito: 'Non faremo un decreto blocca-processi'
13/01/2010, 10:01

ROMA - E' stato il Ministro per i Rapporti col Parlamento, Elio Vito, ad annunciare che non ci sarà un decreto legge blocca-processi, durante la riunione dei capigruppo convocata per stamattina per decidere come organizzare il calendario del Senato. La riunione era stata decisa dal Presidente del Senato, Renato Schifani, dopo la burrascosa chiusura di ieri sera, durante la quale l'opposizione ha vivacemente protestato, per il rifiuto dello stesso Schifani di riportare in Commissione Giustizia il provvedimento sul cosiddetto "processo breve", dopo alcune pesanti modifiche introdotte dal governo.
L'ipotesi di affiancare a questa legge sul "processo breve" un decreto blocca-processi della durata di tre mesi, circolava da tempo. Parte tutto da una sentenza della Corte Costituzionale, che ha giudicato illeggittimi gli articoli 516 e 517 del Codice Penale, nella parte in cui non prevedono per l'imputato il diritto a ricorrere a riti alternativi - in particolare il rito abbreviato - quando il PM faccia le contestazioni suppletive (cioè contesti all'imputato anche reati ulteriori, oltre a quelli per cui è stato portato a processo, ndr) in corso d'udienza. Per questo il governo aveva pensato di fare un decreto legge che bloccasse per 90 giorni l'iter dei processi in cui queste contestazioni suppletive erano state effettuate. In realtà era solo una chiara dilazione per avere il tempo di approvare la legge sul "processo breve". Infatti tra i processi con contestazioni suppletive ci sono anche quelli che riguardano il premier, sia il processo Mills che quello per le false fatturazioni di Mediaset. Quindi entrambi sarebbero stati bloccati per 90 giorni; dopo di che sarebbero stati dichiarati chiusi a causa della legge sul "processo breve". Ora questa parziale retromarcia motivata - secondo le parole del Ministro Vito - dal fatto che in concreto la decisione della Corte Costituzionale si riverbera automaticamente su tutti i processi senza bisogno di alcun provvedimento legislativo specifico. In realtà, voci di corridoio parlano di un esplicito dissenso manifestato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a firmare un decreto legge in tal senso, cosa che ha indotto per ora il governo a fare una parziale marcia indietro.
Al termine della riunione dei Capigruppo al Senato è stato deciso di rimandare il disegno di legge sul "processo breve" in Commissione Giustizia, dove verrà esaminato per una settimana, prima di tornare in aula.
Nel frattempo, sia pure senza clamore, continua alla Camera dei Deputati l'esame della proposta di legge sul legittimo impedimento, che impedirebbe qualsiasi processo al Presidente del Consiglio in carica, considerando il fatto stesso come un legittimo impedimento a comparire in Tribunale e quindi a celebrare le udienze. Ieri la Commissione Giustizia di Montecitorio l'ha licenziato; di conseguenza adesso resta solo da fissare il calendario per l'esame del provvedimento in aula.

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di Antonio Rispoli
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