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La crisi degli operatori è figlia del debito del Comune

Welfare, Assessore Russo: “Occorre fare chiarezza sulle responsabilità


Welfare, Assessore Russo: “Occorre fare chiarezza sulle responsabilità
26/12/2010, 15:12

“Alla luce delle proteste messe in atto dagli operatori sociali del capoluogo campano, desidero fare chiarezza sulle responsabilità alla base della crisi che ha investito tali lavoratori, pregiudicando pesantemente e pericolosamente i livelli di assistenza socio-sanitaria sul territorio. La crisi è indiscutibilmente figlia del debito accumulato negli anni da parte del Comune di Napoli nel settore del welfare”. A dichiararlo è Ermanno Russo, assessore all'Assistenza sociale della Regione Campania. “E' bene precisare che la Regione è ente programmatore ed esercita una funzione di controllo in materia di servizi alla persona. Ciò significa – aggiunge l'esponente della Giunta Caldoro – che non sottoscrive contratti con le cooperative sociali e non eroga direttamente i compensi agli operatori per mezzo dei quali vengono assicurati i servizi alle fasce deboli”. “Chi ha un po' di memoria storica in materia di politiche sociali della nostra regione, sa benissimo che negli anni è cresciuto nel bilancio del Comune di Napoli un debito spaventoso che ha finito per risucchiare in un vortice vertiginoso anche le risorse trasferite dalla Regione Campania per l'erogazione dei servizi sociali. Basti ricordare – continua l'assessore Ermanno Russo – che il Comune di Napoli ha ricevuto dalla Regione Campania, soltanto per gli esercizi finanziari 2009 e 2010 (senza considerare i fondi afferenti al reddito di cittadinanza), trasferimenti per il sistema di welfare territoriale pari a circa 40 milioni di euro. Tale cifra sale a circa 60 milioni di euro se si considerano l'esercizio finanziario 2008 e le risorse che il Comune di Napoli ha recuperato da economie derivanti dalla mancata spesa risalente a trasferimenti di decenni addietro. Una quantità considerevole di fondi che tuttavia non è servita a mettere a regime il sistema dei servizi alla persona nel territorio partenopeo”. Di qui Russo rincara: “Ecco perché l'attuale crisi sembrerebbe principalmente imputabile all'enorme divario creatosi tra le reali disponibilità di cassa del Comune di Napoli e le risorse preventivamente iscritte nel bilancio dello stesso Comune. Questione che non si risolve senza un piano di rientro serio è in grado di risanare questo stato di profonda crisi. In assenza di ciò, è impensabile ipotizzare la strada di un trasferimento di risorse aggiuntive a favore del Comune di Napoli: la qual cosa viene invece richiesta da Palazzo San Giacomo facendo riferimento al Protocollo welfare sottoscritto l'anno scorso tra Comune e Regione che, tra l'altro, prevede l’impegno di risorse europee e, come tali, finalizzate a progetti strutturali e quindi non utilizzabili per colmare lacune relative alla ordinaria gestione dei servizi e delle prestazioni del sistema integrato locale”. “A ciò si aggiunge l'invito avanzato lo scorso 20 dicembre, nell'ambito di un incontro tenutosi presso la Prefettura di Napoli, da parte del Signor Prefetto Andrea De Martino alla Regione Campania, affinché si convochi un tavolo istituzionale volto ad individuare soluzioni concrete alla grave crisi che sta vedendo in agitazione centinaia di operatori aderenti al comitato Il welfare non è un lusso. E' evidente che la questione non può essere affrontata con un tavolo interistituzionale che, ancora una volta, rischierebbe di rinviare la soluzione di problemi invece urgenti e meritevoli di più complesse strategie. La Giunta regionale del resto in questi mesi non è stata a guardare. D'intesa con il governatore Stefano Caldoro, l'assessorato all'Assistenza sociale, che fa capo alla mia persona, ha da subito compiuto un monitoraggio serrato della spesa sociale da parte del Comune di Napoli e, una volta certificata l'incapacità nel rendicontare di risorse trasferite esclusivamente per il welfare e probabilmente impiegate anche per altri scopi, ha prontamente attivato le procedure previste dalla legge 11 del 2007 ed avviato l'iter per l'intervento sostitutivo nei riguardi di Palazzo San Giacomo per il segmento specifico delle politiche sociali. Un intervento che non vuole essere punitivo ma ha l'intento di accompagnare la struttura municipale nel tentativo di evitare di incorrere negli errori del passato e pregiudicare anche le future risorse che spettano al Comune di Napoli per i prossimi anni”. Di qui Ermanno Russo conclude: “La via d'uscita più probabile ed efficace per quest'ennesima emergenza che, ripeto riguarda soprattutto Palazzo San Giacomo e in parte l'Asl Napoli 1, non è tanto un tavolo interistituzionale o un ulteriore trasferimento di risorse al Comune di Napoli, che verrebbe letteralmente assorbito in maniera indiscriminata dalle casse del Comune stesso, come peraltro già avvenuto, quanto la predisposizione di un intervento che appunto separi il debito pregresso dal futuro della governance territoriale dei servizi. In questa direzione va l'intervento sostitutivo ipotizzato e deliberato dalla Giunta regionale. Ogni altra soluzione avrebbe l'effetto di un mero palliativo”.

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di Fabio Iacolare
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