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Zaia: "Dalla fame si esce solo grazie all'agricoltura"


Zaia: 'Dalla fame si esce solo grazie all'agricoltura'
17/11/2009, 14:11


ROMA - “Questa assise deve proporre e sostenere un’agricoltura identitaria, che tenga conto della realtà di ogni popolo e di ogni Paese. Un’agricoltura che non può essere strappata alla propria storia. Come scrive Simone Weil ‘Il radicamento è forse l’esigenza più importante e misconosciuta dell’anima umana. Ogni essere umano ha bisogno di ricevere quasi tutta la sua vita morale, intellettuale, spirituale, tramite gli ambienti cui appartiene naturalmente’. Noi vogliamo il nuovo Umanesimo dell’agricoltura”. Un forte richiamo all’identità e uno all’Enciclica Caritas in Veritate e al discorso del Papa durante la prima giornata di vertice. L’intervento del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, appena conclusosi oggi al vertice FAO sulla sicurezza alimentare mondiale, si è sviluppato a partire da questi due capisaldi. “Il Papa ha detto che ‘il problema dell’insicurezza alimentare va affrontato in una prospettiva di lungo periodo, eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioè di utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello locale’. Quando alcuni giovani economisti – ha spiegato il Ministro Zaia - provenienti anche dai Paesi africani, sostengono che gli aiuti occidentali ai Paesi poveri e a quelli in via di sviluppo hanno avuto il solo effetto di trasformare terre già povere in terre ancora più povere, dicono una cosa di cui dobbiamo tenere conto. Bisogna interrompere quel circolo vizioso che rende dipendenti i Paesi poveri e lascia nella miseria le loro popolazioni, disintegrandone la dignità”. “Dalla fame – ha proseguito Zaia - si esce solo grazie all’agricoltura. Bisogna dare la possibilità all’Africa di nutrire i suoi figli con i prodotti della terra africana, con il frutto del sudore e della fatica degli agricoltori e di una agricoltura che sia espressione delle rispettive comunità locali. Per fare questo bisogna puntare – e questo lo abbiamo affermato nella Dichiarazione dei Ministri dell’Agricoltura G8 di Cison di Valmarino e ribadito in quella del Summit G8 dell’Aquila – sui piccoli agricoltori, sulle donne, sui giovani, potenziando il loro accesso alla terra. Ed è necessario fornire gli strumenti per sviluppare la loro propria agricoltura, non solo in termini di formazione ma anche nel senso, concretissimo, degli arnesi indispensabili per esercitare il proprio mestiere”. “Per anni abbiamo confidato in una crescita senza limiti – ha aggiunto il titolare del dicastero di via XX settembre - illudendoci che il mercato si sarebbe autoregolato e che avremmo avuto in dote magnifiche sorti e progressive. Abbiamo visto apparire le speculazioni nel settore primario. Il grano, il riso, il mais, la soia non sono merci come le altre. Sono la base della sopravvivenza degli uomini su questo pianeta. Sono il pane del mondo. Uno dei passaggi più importanti della Dichiarazione dei Ministri dell’agricoltura G8 è stato trovare un punto etico comune riguardo alla lotta alle speculazioni, attraverso l’individuazione di meccanismi di monitoraggio coordinati a livello internazionale. Si può giocare in borsa, ma non si può giocare con la vita dell’umanità”.

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di Redazione
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