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Dalla frana del Monte Vezzi spunta una favela

Ad Ischia da sei anni famiglie fatte vivere come gli zingari


Ad Ischia da sei anni famiglie fatte vivere come gli zingari
01/12/2011, 10:12

Il 30 aprile 2006 nel Comune di Ischia una frana staccatasi dal Monte Vezzi portò morte e distruzione in via Arenella. Morirono quattro persone. Luigi Buono e le sue tre figlie Anna, Maria e Giulia. Furono poche le famiglie che rimasero definitivamente senza un tetto non potendo più far ritorno nella propria casa dichiarata inagibile. I rappresentanti del potere politico locale, regionale e nazionale di centrodestra e di centrosinistra in quei giorni non lesinarono di precipitarsi sull’isola Verde per promettere interventi immediati di messa in sicurezza della montagna e alloggi per i senza tetto. Ma la loro fu solo demagogica passerella mediatica di circostanza se è vero, com’è vero, che a tutt’oggi, e cioè a distanza di quasi sei anni, il Monte Vezzi non è stato ancora messo al riparo da nuove frane e le poche famiglie rimaste senza casa continuano a vivere all’interno di pietosi container, scatoloni di metallo invivibili collocati a pochi passi dal centro storico del Comune di Ischia. Gli alloggi infernali che avrebbero dovuto rappresentare una soluzione temporanea, ospitano da anni donne, anziani e bambini che in pochissimi metri quadrati svolgono una vita al limite dell’umano. Ed è davvero triste e deprimente dover constatare il disagio che umili famiglie sono costrette a vivere in questo recinto offertogli dal Comune con i più piccoli che scorrazzano e giocano in un piccolissimo cortile che ad ogni pioggia viene invaso dai liquami fognari del pozzo nero, così come ci hanno raccontato gli occupanti degli alloggi della vergogna. Gli interni sono angusti e inadeguati ad ospitare famiglie numerose. Con Raffaella Migliaccio abbiamo fatto un giro all’interno del container. Dopo averci mostrato lo stanzino da letto dove i suoi tre figli dormono su un letto a castello, Raffaella ci ha fatto vedere la stanza da letto matrimoniale, piccola e senza neppure lo spazio per camminare: che vergogna! La cosa che ci ha colpiti di più è il fatto che per andarsi a coricare, a causa del pochissimo spazio disponibile, bisogna fare una vera e propria manovra degna del miglior automobilista come ci ha mostrato Carlo. Nello scatolone di metallo, naturalmente non manca neppure la cucina che funge anche da lavanderia, da salotto e da sala-studio per i ragazzi e dove i libri sono ammassati su un mobile e i giocattoli in un angolo tra il tavolo e la televisione: assurdo! I cittadini rinchiusi in quella che somiglia tanto ad una baraccopoli su gomma visto le roulotte presenti che fungono da armadio e deposito, non ne possono più e in coro chiedono alloggi dignitosi che hanno sempre avuto promesso dal potere politico che non ha mai assecondato il loro giusto diritto. Qualcuno potrebbe meravigliarsi che nell’opulenta isola d’Ischia, a seguito di una frana, possano venirsi a creare situazioni di tale degrado e squallore sociale pur essendo pochissime le famiglie rimaste senza casa e a cui il Comune bene avrebbe fatto da subito a dare un alloggio provvisorio in case dignitose e a scartare a priori l’installazione dei container della vergogna all’interno dell’area in cui sono stati collocati sembra di ritrovarsi, a ridosso del centro storico ischitano e a poca distanza dalle strade “in” di Ischia, in una sorta di favela ischitana o in un campo rom: che vergogna! Ma in tutto questo c’è poco da meravigliarsi perché l’isola Verde è opulenta per pochissimi potenti e sfruttatori di questa meravigliosa Terra e delle sue risorse umane e naturali mentre per tutti gli altri le condizioni di vita continuano inesorabilmente a peggiorare giorno dopo giorno. E che dire del fatto che il Comune di Ischia quando è chiamato a dare un’abitazione dignitosa ai cittadini rinchiusi nei container lamenta scarsità di fondi e invece quando c’è da buttare a terra una prima casa di necessità come quella del giovane Vincenzo Di Meglio demolita poche settimane fa, investe decine di migliaia di euro per sbattere per strada una giovane famiglia con due piccoli bambini al seguito? Amministratori di Ischia, assieme ai governanti regionali e nazionali, non provate un minimo di imbarazzo rispetto alle contraddizioni e alle sciagure sociali provocate dalle scelte politiche del vostro operato dove i soldi si trovano per penalizzare i poveri cristi costretti dallo Stato inadempiente a costruirsi un tetto abusivamente e poi scarseggiano quando c’è da dare una sistemazione abitativa alle famiglie rinchiuse in delle botole di metallo dette container? Per quanto tempo ancora i piccoli bambini cresciuti in questo campo dovranno vivere in quest’inferno tra l’indifferenza e l’insensibilità di tutti?

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di Redazione
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