Provincia / Caserta

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Vittima il titolare di un’azienda zootecnica di Grazzanise

Applicavano tassi usurai del 120%, in manette padre e figlio

Arresti eseguiti dai carabinieri della compagnia di Caserta

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Applicavano tassi usurai del 120%, in manette padre e figlio
12/01/2013, 10:10

GRAZZANISE - Con l’accusa di concorso in usura aggravata, i carabinieri della compagnia di Caserta hanno arrestato padre e figlio, rispettivamente Antonio Di Lillo, 52enne, di Casagiove, e Raffaele Di Lillo, 34enne, di Caserta. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è scaturita da un’indagine, coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, nata dalla denuncia sporta da Emilio Diana, titolare di un’azienda zootecnica di allevamento bufalino di Grazzanise. L’uomo, in difficoltà economiche, è stato costretto a versare, tra il 2008 e il 2010, interessi di 39mila euro circa, con un tasso annuo del 120%, per un prestito richiesto ai due indagati. A seguito della denuncia, l’attività investigativa si è articolata alla ricerca di riscontri alle iniziali dichiarazioni della vittima, basandosi sull’escussione di persone informate sui fatti, nella verifica della capacità patrimoniale del soggetto denunciato e dei suoi familiari, nella ricerca di elementi di prova documentale a riscontro dei pagamenti e nell’elaborazione tecnica dei tassi di interesse praticati in ordine ai singoli prestiti, commisurati al tasso del 10% mensile. Le investigazioni hanno permesso di accertare una corresponsione da parte della vittima dei soli interessi riferiti al periodo 2008–2010 di 39mila euro, con un tasso annuo del 120%, risultando quest’ultimo di gran lunga superiore al cosiddetto tasso soglia determinato per operazioni similari dalla Banca d’Italia. Inoltre è emerso come Antonio Di Lillo abbia prodotto una denuncia presso l’Ufficio di conciliazione provinciale dichiarando falsamente di aver prestato attività lavorativa nell’azienda di Diana, al fine di premunirsi da una eventuale denuncia penale da parte della vittima, ma risultando il legale rappresentante di un’attività immobiliare, non poteva in alcun modo avere interferenze commerciali con la gestione di un’azienda bufalina.

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di Emilio di Cioccio
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