Provincia / Caserta

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Chiesto, ancora una volta, il cambio del toponimo della Sun

"Ateneo di Caserta", lettera aperta al ministro Profumo

Complice anche l’inaugurazione del nuovo anno accademico

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'Ateneo di Caserta', lettera aperta al ministro Profumo
29/11/2012, 11:59

CASERTA - Un appello accorato, affinché l’Ateneo casertano non rappresenti più una semplice appendice della Sun (Seconda Università degli Studi di Napoli), è stato rivolto al ministro dell’Università e della Ricerca scientifica, Francesco Profumo, da una nutrita schiera di associazioni, enti e comitati che, da vent’anni a questa parte oramai, si sta adoperando in tale direzione. Partendo, anzitutto dal cambio del toponimo che rappresenterebbe il primo, e più importante, traguardo nell’ottica dell’ulteriore radicamento dell’Università sul territorio di Caserta e provincia, con buona pace del rettore Rossi che continua a prendere tempo ed a non dare risposte concrete, sebbene basterebbe una semplice delibera del Senato Accademico. In calce alla lettera aperta indirizzata al ministro Profumo le firme dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Pietro” di Caserta, della Biblioteca Diocesana, delle Acli, dell’Arci, dell’Auser, dell’associazione Carta ’48, della Banca Etica, di Italia Nostra e del Comitato pro-Università di Caserta. La decisione di indirizzare una lettera aperta al ministro Profumo prende spunto dall’arrivo a Caserta di quest’ultimo, il 3 dicembre prossimo, in occasione dell’apertura dell’anno accademico proprio della Seconda Università degli Studi di Napoli. E quale migliore occasione di questa, hanno pensato i sostenitori del Comitato pro-Università di Caserta, per strappare al ministro una promessa pubblica in tal senso. “Rispetto a questa sacrosanta rivendicazione, - si legge nella lettera aperta - da sempre la baronia napoletana e le arroganze dei vari Rettori hanno messo il veto al nostro diritto di avere l’Ateneo denominato “Università degli Studi di Caserta”. Un diritto, questo, rivendicato a partire dal lontano luglio del 2006, con l’accorata invocazione del nostro vescovo di allora, monsignor Raffaele Nogaro, cui fece seguito una petizione popolare, forte di cinquemila firme, presentata ai diversi livelli istituzionali”. Da allora una città intera si batte per questo cambio del nome, oltre che per avere, nel capoluogo, la sede di un vero Rettorato e la realizzazione del Policlinico.

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di Emilio di Cioccio
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