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CastelVolturno, blitz della Gdf:il valore è di 70mln di euro

Bancarotta fraudolenta, sequestrate 100 imbarcazioni di lusso

Denunciati il titolare e due prestanome della “Manò Marine”

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Bancarotta fraudolenta, sequestrate 100 imbarcazioni di lusso
23/04/2013, 12:30

CASTEL VOLTURNO - I militari della Guardia di Finanza di Mondragone hanno posto sotto sequestro circa 100 imbarcazioni, nonché l’intera linea di lavorazione della vetroresina e del legno dell’azienda casertana “Manò Marine”, specializzata nella produzione di natanti di pregio, per un valore che si aggira sui 70mln di euro. La vicenda inizia nell’ottobre scorso quando, a causa dei forti debiti accumulati, il Tribunale di Napoli ha dichiarato il fallimento della società e, al fine di soddisfare le numerose richieste avanzate dai creditori, ha affidato la gestione dell’impresa ad un collegio di curatori appositamente nominato. A seguito di un immediato accesso, disposto dall’Autorità Giudiziaria nella sede della società in Carinaro e presso il deposito delle imbarcazioni in Gricignano d’Aversa, sono emersi concreti elementi indiziari nei confronti del titolare dell’attività, atteso che i locali sono risultati completamente vuoti, così come non vi era traccia nemmeno delle barche affidate alla ditta per il cosiddetto “rimessaggio invernale”. Immediatamente sono scattate le indagini, tese ad evitare che, in poco tempo, il patrimonio della società potesse sparire senza possibilità per i creditori di vedere riconosciuti i loro interessi. Attraverso appostamenti e pedinamenti, le Fiamme Gialle sono riuscite ad individuare in Castel Volturno il probabile luogo dove erano stati occultati i natanti e trasferite le linee di produzione dell’azienda. Infatti, all’interno di una vasta area, dedicata solitamente allo stoccaggio delle imbarcazioni nel periodo invernale, sono state rinvenute numerose imbarcazioni dello stesso tipo e modello proprio dell’azienda fallita. Le successive indagini hanno permesso di accertare che due dipendenti della vecchia azienda, subito dopo il fallimento, avevano creato una società fittizia, che usava praticamente lo stesso nome della prima, al solo scopo di sottrarre fraudolentemente alla procedura fallimentare l’importante ramo d’azienda costituito dal “rimessaggio e sosta” delle barche durante il periodo invernale. La certezza delle prove è arrivata quando a precise domande dei militari, i presunti amministratori non hanno saputo indicare la sede legale della società, l’esatta composizione del capitale versato e addirittura il notaio presso il quale la stessa era stata costituita. Il titolare dell’azienda fallita e i due soggetti “prestanome” sono stati denunciati, in concorso tra di loro, per il reato di bancarotta fraudolenta.

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di Emilio di Cioccio
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