Provincia / Caserta

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Accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso

Belforte, due ordinanze in carcere per rampolli del clan

A seguito della denuncia di un imprenditore vessato

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Belforte, due ordinanze in carcere per rampolli del clan
18/05/2013, 11:21

MARCIANISE - Due ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse a carico di due rampolli del clan Belforte, il gruppo camorristico egemone nella zona casertana tra Marcianise e Recale. I due, che sono cugini, sono Camillo Belforte, 33 anni, già in carcere a Nuoro, figlio del boss Domenico Belforte, recluso al 41 bis; e l’omonimo Camillo Belforte, 27 anni, figlio del fratello del boss, Salvatore Belforte, pure lui al 41 bis. I due cugini - che hanno lo stesso nome, in onore del nonno che si chiamava Camillo - sono stati raggiunti da un ordine di arresto emesso dal gip di Napoli eseguito dai carabinieri del comando provinciale di Caserta. Il reato contestato è di estorsione ai danni di commercianti, aggravata dal metodo mafioso. Nel marzo scorso, un imprenditore edile si era recato nella stazione carabinieri di Macerata Campania e aveva raccontato ciò che il clan gli aveva proposto. I cugini e omonimi Camillo Belforte, con la complicità di un imprenditore di Santa Maria Capua Vetere e la mediazione del capoclan di Portico di Caserta per conto dei Belforte, lo avrebbero costretto assieme al titolare di un’altra ditta edile a edificare due negozi, all’interno del centro commerciale “Sidicinum” di Teano, commissionati da una ditta riferibile ai Belforte, per un importo di 200mila euro; l’appalto invece valeva 480mila euro. Inoltre, i due cugini avrebbero imposto all’imprenditore di eseguire anche altri lavori per 45mila euro senza però mai pagare. Le successive indagini hanno consentito di avere un quadro aggiornato delle attività criminali e l’attuale articolazione interna del gruppo camorristico dei “Mazzacane”. I due cugini Belforte erano alla guida del gruppo camorristico dallo scorso maggio del 2009, e, spiega il capitano Vincenzo Carpino, “probabilmente si circondano di giovani leve, dopo gli arresti degli ultimi mesi soprattutto di donne, mogli o parenti degli affiliati già in carcere, diventate le vere anime della cosca. Di certo il clan è meno forte rispetto a prima, come dimostra la denuncia da parte degli imprenditori vessati”.

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di Emilio di Cioccio
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