Provincia / Caserta

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Sono accusati di un tentato omicidio avvenuto nel ’98

Camorra, ordinanze in carcere per boss clan Belforte

Decisivo il contributo fornito dal neo pentito Buttone

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Camorra, ordinanze in carcere per boss clan Belforte
22/05/2013, 12:41

MARCIANISE - La Squadra Mobile di Caserta ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti degli elementi di vertice del clan camorristico Belforte di Marcianise, tutti già detenuti, per vari reati che vanno dal tentato omicidio alla detenzione e ricettazione di armi da guerra con l’aggravante di aver favorito la cosca camorristica. I provvedimenti emessi dal gip di Napoli, su richiesta della Dda, sono stati notificati ai fratelli Salvatore e Domenico Belforte, di 53 e 56 anni, fondatori del clan, a Francesco Zarrillo, 44 anni, ed a Vittorio Musone, 61 anni. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile, hanno permesso di far luce sul tentato omicidio di Angelo Villalunga, avvenuto nel 1998 durante la faida scoppiata a Marcianise tra i Belforte, detti “Mazzacane”, alleati della Nco, ed i Piccolo noti come “Quaqquaroni” vicini alla Nuova Famiglia. Dalle dichiarazioni di storici pentiti del clan Belforte, come Michele Froncillo, Domenico Cuccaro e Antonio Gerardi, ma soprattutto da quelle fornite di recente dal neo collaboratore Bruno Buttone, elemento di spicco del clan, è emerso che il killer designato per uccidere Villalunga, fiancheggiatore del clan Piccolo, fu Francesco Zarrillo, il quale, armato di un fucile da caccia modificato, a bordo di una moto condotta da un complice, raggiunse l’impianto abusivo di distribuzione del gas per autotrazione gestito dalla vittima in aperta campagna a Portico di Caserta, esplodendogli contro alcuni colpi; Villalunga, accortosi dell’arrivo del killer, tentò di disarmarlo, deviando l’arma ed evitando la scarica mortale, per poi fuggire nelle campagne circostanti, favorito dal buio. Subito dopo la polizia inseguì il killer senza riuscire a prenderlo ma scoprì in un appezzamento contiguo alla sua abitazione, occultata sotto alcuni manufatti in cemento, una grossa cisterna in plastica contenente un imponente arsenale. Le armi, è emerso dalle indagini, erano nella disponibilità dei capi Salvatore e Domenico Belforte e Vittorio Musone.

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di Emilio di Cioccio
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