Provincia / Caserta

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Reclusa al regime del 41bis nel carcere de L’Aquila

Carcere duro per la moglie del superboss Belforte

Intanto Buttone si pente ed il clan comincia a tremare

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Carcere duro per la moglie del superboss Belforte
13/02/2013, 11:21

MARCIANISE - Il ministro della Giustizia, Paola Severino, a cui ha rivolto l’apposita istanza la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, non ha avuto dubbi al riguardo: Concetta Zarrillo, moglie del superboss Salvatore Belforte, capo, unitamente al fratello Domenico, dell’omonimo clan, è meritevole del carcere duro. E così, quella di ieri, per la Zarrillo, 48enne, è stata la sua prima giornata in un’area riservata del carcere de L’Aquila, reclusa al regime del 41 bis. Prima del trasferimento nel carcere di massima sicurezza, la moglie del boss Belforte era stata associata alla casa circondariale di Messina. Dunque, carcere duro come una vera e propria boss, così come l’hanno descritta i magistrati inquirenti della Dda, nell’ultima ordinanza del 2012, con cui è stata accusata di associazione camorristica, ai sensi dell’articolo 416 bis, unitamente ad altri nomi pesanti del gotha belfortiano, tra i quali i fratelli Buttone. In passato, Concetta Zarrillo era stata coinvolta anche in altri processi, da cui era uscita però assolta. Basti pensare, ad esempio, al processo per la presunta corruzione dei medici del carcere di Santa Maria Capua Vetere, per la vicenda dei famosi certificati, attestanti le precarie condizioni di salute di Salvatore Belforte, consorte della Zarrillo. Oppure al processo per la presunta estorsione consumata ai danni del noto costruttore edile di Caserta, Oscar Sarpi. Intanto, c’è un dato importante che va sottolineato, ovvero le novità che si registrano sul fronte delle dinamiche giudiziarie relative al clan dei Mazzacane. Bruno Buttone, esponente storico e di primissimo piano del clan Belforte, ha deciso infatti di pentirsi ed iniziare a collaborare con la giustizia. Il primo appuntamento in udienza per il neo pentito è quello del 22 febbraio prossimo, per il processo che lo vede sotto accusa per associazione camorristica. E come detto la scelta di Buttone non può passare inosservata, giacché va a scompaginare gli equilibri interni al clan: dopo l’arresto di Domenico e Salvatore Belforte, Buttone è stato per anni capo indiscusso del clan attivo a Marcianise e nei comuni limitrofi, capoluogo compreso.

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di Emilio di Cioccio
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