Provincia / Caserta

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Tra i manifestanti anche il fratello di don Peppino Diana

Casal di Principe, corteo “non vogliamo più veleni”-video

All’indomani del ritrovamento di rifiuti tossici interrati

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Casal di Principe, corteo “non vogliamo più veleni”-video
30/09/2013, 11:21

CASAL DI PRINCIPE - Al grido di “non vogliamo più respirare veleni”, sono scesi in strada per richiamare l’attenzione di istituzioni e autorità competenti, il cui silenzio, assordante, oramai non è più tollerabile. Stiamo parlando delle tremila persone, secondo gli organizzatori, millecinquecento, stando invece alle stime delle forze di polizia, che, in silenzio, hanno attraversato le strade di Casal di Principe, dopo essersi date appuntamento davanti allo stadio comunale. Nessuna bandiera politica, né fasce tricolori, né sigle sindacali. C’era, soprattutto, la gente comune, le famiglie, gli studenti, gli anziani. In testa al corteo, poi, numerosi bambini, a rappresentare la voce nuova per questa terra martoriata, “armati” di mascherine e manifesti verdi con le scritte “Bonifica subito”, “Non siamo figli di un Dio minore” e “Abbiamo diritto al futuro”. Diversi i manifestanti che hanno esposto le foto di bambini, residenti nel cosiddetto “triangolo della morte”, tra l’area a nord di Napoli ed a sud di Caserta, morti per patologie tumorali “che - come sostenuto dai più - sono in qualche modo legate all’inquinamento dei territori”. Un corteo, quello organizzato nel fine settimana, che arriva a pochi giorni dal ritrovamento di rifiuti interrati, proprio sul territorio di Casal di Principe, sulla cui provenienza e sulla cui natura tossica stanno indagando le forze dell’ordine e la magistratura, anche alla luce delle dichiarazioni rese dal neo collaboratore di giustizia, ex affiliato al clan dei Casalesi, Luigi D’Ambrosio. Tra i presenti al corteo anche Emilio Diana, fratello del parroco don Peppe, ucciso 19 anni fa per mano della criminalità organizzata, proprio mentre si accingeva a celebrare la messa, e le senatrici Rosaria Capacchione del Pd (costretta a vivere sotto scorta per le minacce del clan dei Casalesi) e Vilma Moronese del Movimento Cinque Stelle.

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di Emilio di Cioccio
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