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Carmine, 29 anni, tradito dalla sua passione per la movida

Casalesi, arrestato il figlio di Francesco Schiavone "Sandokan"

Fotografò i giudici durante processo a carico del fratello

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Casalesi, arrestato il figlio di Francesco Schiavone 'Sandokan'
21/01/2013, 10:06

CASAL DI PRINCIPE - Carmine Schiavone, a 29 anni, ha conosciuto per la prima volta il carcere, dopo l’arresto della scorsa notte ad Aversa, ad opera dei carabinieri di Casal di Principe. Da quattro giorni il presunto reggente della cosca dei Casalesi, fazione degli Schiavone, non si vedeva più in giro, ma a tradirlo, sarebbe stata la sua passione per la movida, come un normale ragazzo che esce con gli amici il sabato e la domenica per trascorrere qualche ora in allegria. Ma, un ragazzo normale Carmine Schiavone non lo è: secondo i carabinieri infatti è lui a reggere l’esordio della cosca di Casal di Principe, dopo gli arresti dei fratelli Nicola, Ivanoe ed Emanuele. Dei cinque figli di Francesco Schiavone, detto 'Sandokan', numero uno della camorra casalese, resta libero soltanto Walter. Da quattro giorni i carabinieri di Casal di Principe lo stavano cercando in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. E la scorsa notte lo hanno rintracciato in un pub-bar-discoteca di Aversa. “Siete stati bravi”: queste le prime parole pronunciate da Carmine Schiavone mentre i carabinieri lo ammanettavano dopo un inseguimento per le vie del centro. “Carminotto o staffone”, così veniva soprannominato il figlio di “Sandokan”, si trovava in compagnia di altre due persone e del titolare del locale ed è stato trovato in possesso di oltre 8mila euro in contanti. Nel giugno 2012 Carmine Schiavone, presente altre volte all’interno del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nel corso di un processo al fratello Nicola, improvvisamente scattò alla Corte e ai giudici popolari alcune fotografie dal suo telefono cellulare. Per gli investigatori una dimostrazione di potere mafioso, che finì in una relazione di servizio e determinò il provvedimento di tutela dei componenti il collegio, tra i quali il giudice casertano Geppi Provitera.

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di Emilio di Cioccio
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