Provincia / Caserta

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Legato prima a Bidognetti e poi al gruppo di Setola

Casalesi, confiscati i beni del pentito Amatrudi

Operazione della Dia a Giugliano, sigilli a fabbricato

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Casalesi, confiscati i beni del pentito Amatrudi
04/02/2013, 11:31

GIUGLIANO - Agenti della Dia di Napoli hanno confiscato beni per un valore di circa di 1,5mln di euro riconducibili a Massimo Amatrudi, già affiliato al clan dei Casalesi, fazione dei Bidognetti, che è stato poi organico al gruppo criminale facente capo a Giuseppe Setola, promotore dell’ala stragista del clan attiva dal 2008 al 2009. Trasferitosi da anni nel territorio di Giugliano in Campania, fungeva tra l’altro da trait d’union con il clan Mallardo. Oggi Amatrudi è divenuto collaboratore di giustizia. L’oggetto della confisca è un terreno a Giugliano, contrada Palmentiello, sul quale è stato realizzato un fabbricato abusivo, composto da sei appartamenti della superficie di circa 160 mq cadauno, comprensivo di cortile circostante ed altre pertinenze. Nel periodo in cui il gruppo stragista casalese imperversava tra le province di Caserta e Napoli, la palazzina, oggi definitivamente confiscata, è stata un vero e proprio quartier generale della banda criminale. Al suo interno vi si svolgevano importantissime riunioni operative mentre nei box venivano condotte le vittime delle estorsioni le quali, prelevate con la forza sui luoghi di lavoro, venivano incappucciate o bendate e lì trasportate e sottoposte ad ore di minacce e di violenze. Il provvedimento eseguito oggi è stato emesso dalla seconda sezione penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Arianna Andolfi, 36enne, moglie di Amatrudi. Il provvedimento rappresenta la conclusione di un iter processuale che trae origine dalle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che hanno portato, nel corso di questi ultimi anni, a condanne complessive per  il gruppo Setola a più di 300 anni di reclusione, a numerosi ergastoli ed a numerosi provvedimenti di sequestro preventivo di beni riconducibili al clan dei casalesi, tra cui la palazzina oggi definitivamente sottoposta a confisca.

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di Emilio di Cioccio
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