Provincia / Caserta

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Terza misura cautelare in carcere per figlio di “Sandokan”

Casalesi, estorsioni: nuove accuse per Carmine Schiavone

Per la Dda: “La cosca sta perdendo il suo peso criminale”

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Casalesi, estorsioni: nuove accuse per Carmine Schiavone
14/03/2013, 10:37

CASAL DI PRINCIPE - Nuove accuse per Carmine Schiavone, 30 anni, figlio del boss Francesco, alias “Sandokan”, ritenuto il reggente del clan dei Casalesi e detenuto dal 21 gennaio scorso quando fu arrestato ad Aversa. I carabinieri della compagnia di Casal di Principe hanno infatti notificato a 'carminotto' e ad altri due indagati - già in carcere - un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda, per il reato di estorsione ai danni di un imprenditore edile dell’agro aversano. Dalle indagini emerge il ruolo di Schiavone quale mandante della richiesta estorsiva. Già ieri un altro provvedimento cautelare era stato notificato in carcere a Schiavone e ad altre tre persone ritenute appartenenti al suo gruppo, sempre per vari episodi di estorsione ai danni di operatori dell’agro-aversano. Tra continui arresti di affiliati e repentine collaborazioni con la giustizia, il potente cartello casalese, guidato dal giovane Carmine Schiavone, già prima del Natale 2012, faticava a farsi pagare il pizzo dagli imprenditori di Casale e dei comuni vicini, tanto che gli emissari dovevano essere molto espliciti con le vittime. “Se vuoi restare in piedi devi pagare, come pagano tutti gli imprenditori per aiutare le famiglie dei carcerati”: è questa una delle frasi pronunciate dagli estorsori e captate dai carabinieri, poi confluite nell’ordinanza notificata in carcere al rampollo degli Schiavone, Carmine, di 30 anni, e ai suoi tre emissari Francesco Piccolo (33 anni), Luigi D’Ambrosio (40 anni) e Costantino Diana (35 anni). I reati contestati sono l’estorsione e la tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Non basta più dunque, è emerso dalle indagini, il semplice accenno alla “famiglia” o a “quelli di Casale” per farsi pagare dai commercianti. Un segnale, secondo la Procura Antimafia, della minore capacità di intimidazione della cosca ormai in mano a soggetti giovani o comunque con scarsa esperienza che hanno voglia di mettersi in mostra senza possedere un elevato spessore criminale. Determinanti anche le dichiarazioni di due fedelissimi di “carminotto”, Eduardo Di Martino e Raffaele Maiello, arrestati tra la fine del 2012 e l’inizio di quest’anno e subito passati nelle fila dei cosiddetti pentiti.

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di Emilio di Cioccio
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