Provincia / Caserta

Commenta Stampa

A deciderlo è stato il gup del Tribunale di Napoli, Terzi

Casalesi, favorì latitanza Zagaria: condannata insegnante

Casapesenna, un bunker nella sua villa per il superboss

.

Casalesi, favorì latitanza Zagaria: condannata insegnante
20/07/2013, 10:08

CASAPESENNA – E’ stata condannata a quattro anni di reclusione, con l’accusa di favoreggiamento e procurata inosservanza dell’ordinanza “Spartacus I”, aggravati dall’aver agito al fine di agevolare un clan camorristico, la donna che aveva ospitato nella sua villa di Casapesenna l’ex primula rossa dei Casalesi, Michele Zagaria. A deciderlo è stato il gup del Tribunale di Napoli, Antonella Terzi, al termine del processo, che si è svolto con rito abbreviato, a carico di Rosaria Massa, insegnante di danza e moglie di Vincenzo Inquieto, idraulico di professione, arrestato il giorno del blitz della polizia nel bunker della sua villa dove Zagaria si nascondeva. Accolte in toto le richieste formulate dall’accusa, rappresentata dal pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Catello Maresca. Latitante per oltre 15 anni, considerato da sempre la “mente economica” del clan dei Casalesi, Zagaria venne arrestato, in quel di Casapesenna, il 7 dicembre del 2011 dagli agenti della squadra mobile di Caserta, con l’ausilio dei colleghi di Napoli e della sezione distaccata di Casal di Principe, allora diretta da Alessandro Tocco, oggi a capo della squadra mobile di Caserta. La Massa, si ricorderà, fu arrestata il 18 febbraio scorso, nel corso di un’operazione della squadra mobile di Caserta che portò, contestualmente, alla notifica di una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, con l’accusa di associazione di stampo mafioso, nei confronti di Antonio Zagaria, 50 anni, fratello del superboss Michele, recluso al regime del 41bis. Nell’ambito della stessa operazione, il Gico della Guardia di Finanza appose i sigilli ad una società di pulizie, l’Aurora Service, riconducibile a Michele Zagaria e, quindi, al clan dei Casalesi.

Commenta Stampa
di Emilio di Cioccio
Riproduzione riservata ©