Provincia / Caserta

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Nuova ordinanza per Chianese e per un suo collaboratore

Casalesi, finisce ancora in manette il “re” delle ecomafie -video

Accusato di aver estorto la gestione di società di trasporti

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Casalesi, finisce ancora in manette il “re” delle ecomafie -video
10/12/2013, 11:31

PARETE – E’ finito nuovamente in manette Cipriano Chianese, avvocato-imprenditore legato al clan dei Casalesi, per conto del quale ha inventato e gestito il traffico illecito dei rifiuti tra le province di Caserta e Napoli. Già ai domiciliari, è stato tradotto in carcere stavolta con l’accusa di aver estorto quote e gestione di una società di trasporti. Entrando più nei dettagli, la società al centro dell’inchiesta è la Mary Trans, attiva nel trasporto di persone e di rifiuti solidi urbani e speciali. Con il suo intervento, secondo le indagini, Chianese riuscì a portarla nelle mani di suo fratello, Francesco, nel dicembre 2005. Insieme a Chianese, la Dia ha arrestato anche Carlo Verde, 37 anni, suo stretto collaboratore. L’inchiesta che ha portato all’arresto di Chianese era stata già archiviata ma è stata riaperta nel 2011, sulla base delle dichiarazioni di un pentito, in precedenza affiliato ai Casalesi, di numerose intercettazioni e del contenuto di molti documenti. Chianese è considerato dagli investigatori il “colletto bianco” dei Casalesi; la prima ordinanza d’arresto risale al ’93, allorquando fu accusato per associazione mafiosa, insieme ad altri 20 imprenditori del settore dei rifiuti. In quell’occasione, però, venne assolto dal Tribunale di Napoli che, invece, condannò molti imprenditori e politici. Nel 2005 venne raggiunto da un’altra ordinanza d’arresto e da un provvedimento di sequestro beni con l’accusa di avere fornito sostegno ai Casalesi. Nell’agosto del 2006, le indagini della Dia hanno accertato che una società riconducibile a Chianese, qualche anno prima, aveva acquistato l’area sulla quale sorgeva un impianto di smaltimento dei rifiuti (ottenuto grazie all’intermediazione di due capizona, Dario De Simone e Raffaele Ferrara). L’area e l’impianto vennero sequestrati e, per la prima volta in Italia, un indagato - Chianese, appunto - venne rinviato a giudizio per disastro ambientale ed avvelenamento delle falde acquifere. Il procedimento giudiziario nei suoi confronti è ancora in corso. Oltre ad aver subito il sequestro (nel dicembre 2006) e la confisca (nell’aprile 2013) di beni per 82 milioni di euro, Chianese è stato sottoposto in passato all’obbligo di soggiorno nel comune di residenza per 3 anni e sei mesi.

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di Emilio di Cioccio
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