Provincia / Caserta

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Coprivano la sua latitanza, blitz dell’Arma e della Gdf

Casalesi, in manette 14 fiancheggiatori del boss Panaro

Beni sottoposti a sequestro e notificati avvisi di garanzia

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Casalesi, in manette 14 fiancheggiatori del boss Panaro
22/10/2013, 11:49

SAN CIPRIANO D’AVERSA - Nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Casal di Principe hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio Gip del Tribunale di Napoli, nei confronti di 14 indagati, di cui 13 liberi, gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di: procurata inosservanza di pena, intestazione fittizia di beni, ricettazione, alterazione di documenti d’identità, il tutto con l’aggravante di aver favorito una organizzazione camorristica. Notificati anche avvisi di garanzia nei confronti di numerose persone indagate, a vario titolo, per gli stessi reati. Contestualmente, i militari della Guardia di Finanza di Aversa, unitamente ai carabinieri, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro di beni mobili e immobili, quote societarie, autovetture e motoveicoli riconducibili agli indagati. Le indagini, avviate a seguito della cattura, avvenuta il 14 aprile 2010, di Nicola Panaro, esponente apicale dell’organizzazione dei Casalesi (fazione Schiavone), hanno permesso di risalire ad una fitta rete di fiancheggiatori. Tale risultato investigativo è stato conseguito grazie ad una consistente attività di intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e pedinamento, escussione di pentiti, accertamenti patrimoniali e analisi della documentazione, cartacea e informatica, sequestrata in occasione dell’arresto di Panaro. Dall’attività investigativa è emerso che la rete di fiancheggiatori era composta, oltre che dai familiari del latitante, anche da insospettabili, completamente estranei a contesti criminali. Tra gli arrestati anche un impiegato dell’Ufficio Anagrafe del Comune di San Cipriano d’Aversa, accusato di avere rilasciato carte d’identità contraffatte, riportanti le foto di Panaro e della moglie con i dati anagrafici del fratello e della cognata dello stesso impiegato. Panaro, grazie all’assistenza continua assicuratagli dalla rete di fiancheggiatori, nei sette anni di latitanza riusciva agevolmente a muoversi sia sul territorio nazionale che all’estero. Il latitante riusciva anche a incontrare periodicamente i familiari presso una villa con piscina (sottoposta a sequestro), sita nel comune di San Nicola Arcella, in provincia di Cosenza. Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere vi è anche il figlio della proprietaria dell’abitazione di Lusciano dove il latitante venne scovato, che forniva a quest’ultimo apparecchiature tecniche per la bonifica da microspie.

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di Emilio di Cioccio
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