Provincia / Caserta

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Rivelazioni al veleno sul prete anti-camorra, ucciso nel ’94

Casalesi, pentito: “Chiesi a Don Diana voti per Cosentino”

In aula, a sorpresa, rispunta papello per dissociazione clan

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Casalesi, pentito: “Chiesi a Don Diana voti per Cosentino”
05/02/2013, 10:38

SANTA MARIA CAPUA VETERE - Sostegno per far eleggere Nicola Cosentino nel 1991 alle elezioni provinciali. Il pentito dei Casalesi Carmine Schiavone fa scalpore raccontando, durante l’udienza del processo a carico del deputato del Pdl, di aver rivolto questa richiesta a don Peppe Diana, il parroco di Casal di Principe, ucciso nel 1994. E nella stessa udienza un altro pentito, Dario De Simone, torna a parlare della “trattativa” che, durante lo stesso periodo dei contatti tra Cosa Nostra e lo Stato, anche i clan campani provarono a mettere in campo, allo scopo di ottenere benefici giudiziari in cambio di una “dissociazione” che non prevedesse però la collaborazione ad indagini. Ma procediamo con ordine. Schiavone, parlando dei suoi rapporti con don Diana, quanto all’appoggio elettorale per Cosentino, ha dichiarato: “Don Peppe portava parecchi voti, se non si fosse interessato, sarebbero arrivate meno preferenze”. E don Diana, sempre secondo Schiavone, sapeva della sua latitanza. Alle dichiarazioni ha reagito con veemenza Agostino De Caro, uno dei difensori di Nicola Cosentino: “Lei - ha replicato al pentito - conosce la moralità di don Peppe Diana, non può permettersi di dire che fosse al servizio del clan, né che riceveva ordini sui candidati da appoggiare”. Lapidario il commento di Valerio Taglione, coordinatore del comitato per la legalità intitolato al parroco: “Don Diana ha dimostrato in ogni modo, con i fatti e con gli scritti, di essere contro i clan”. Quanto alla trattativa tra Stato e Camorra, si rese protagonista, nel 1994, l’allora vescovo di Acerra Antonio Riboldi. Alla trattativa si opposero nettamente i magistrati, e lo stesso fronte dei camorristi campani si divise. Non se ne fece nulla, “Sandokan” Schiavone si oppose al progetto, ma all’epoca - ha ricordato in aula De Simone - fu predisposto una sorta di “papello” con le richieste dei clan in cambio della resa, principalmente misure per evitare l’ergastolo e il sequestro dei beni”.

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di Emilio di Cioccio
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