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Stando agli “ermellini” potrebbe essere ancora utile al clan

Cassazione: “Cosentino non è un politico bruciato” -video

Politica & Casalesi,la parola torna al Tribunale del Riesame

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Cassazione: “Cosentino non è un politico bruciato” -video
01/04/2014, 12:23

CASERTA – Cosentino un “politico bruciato” e “non più utile al clan dei Casalesi”? Tutt’altro, secondo la seconda sezione penale della Suprema Corte di Cassazione che sottolinea, invece, come in realtà l’ex politico, almeno fino allo scorso aprile, quando la sua mancata ricandidatura alle elezioni politiche venne decisa “solo a poche ore dalla scadenza del termine per la presentazione delle liste”, non è stato di certo colpito da nessuna “bruciatura”. È tutto da verificare, insomma, che i Casalesi considerino l’ex sottosegretario un politico fuori gioco dal 2009, quando venne emessa la prima richiesta di arresto. Per questo gli “ermellini” chiedono al Riesame di correggere la “superficiale svalutazione” con la quale hanno sminuito un’intercettazione del 28 marzo 2011 dal carcere di Cuneo nella quale Giuseppe Russo, elemento apicale dei Casalesi, nonché “fratello di Mirella Russo, coniugata con Mario Cosentino, fratello dell’ex sottosegretario”, sollecitava “un intervento di Cosentino” per farsi trasferire in un carcere “più gradito”. Per la Cassazione, “la circostanza sottolinea, al di là del suo esito, come un personaggio di elevata caratura criminale, ancora in epoca recente (aprile 2011), faceva affidamento sulle possibilità di intervento in suo favore da parte di Cosentino”. Da valorizzare meglio anche un’intercettazione del novembre 2012 nella quale Giuliano Martino, affiliato al clan, “mostra di non dare credito alla presa di distanza dal clan, da parte di Cosentino, in un’udienza dibattimentale”. E l’intercettazione del febbraio 2011 nella quale si apprende che due imprenditori “tramite Cosentino” volevano ottenere la nomina di un funzionario compiacente sugli appalti. Sulla necessità delle misure cautelari, la Cassazione, infine, ritiene “necessaria una rivalutazione critica circa la valorizzazione dell’elemento della cessazione della titolarità di cariche pubbliche”, da cui è scaturito il provvedimento di scarcerazione del 21 giugno e dell’11 ottobre 2013”.

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di Emilio di Cioccio
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