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Castellammare. Sicignano (Fli): “il sindaco dichiari lo stato di emergenza, il palio organizzato non serve a niente”


Castellammare. Sicignano (Fli): “il sindaco dichiari lo stato di emergenza, il palio organizzato non serve a niente”
28/11/2011, 09:11

CASTELLAMMARE DI STABIA. «A Castellammare tutti sanno che, in alcuni quartieri della città, i tradizionali falò dell’immacolata, accesi ogni anno alla vigilia della festa del 7 dicembre, hanno perso le loro connotazioni originarie e sfiorano l’apologia della camorra, dato che è noto che tra i quartieri a più alta densità criminale della città viene posta in essere una gara a chi realizza la catasta di legna più grande, al fine di affermare anche il predominio criminale. Ciò anche accompagnando eventuali interventi delle forze dell’ordine con comportamenti violenti, da vera e prorpia guerriglia urbana» è quanto sostiene Antonio Sicignano, consigliere comunale di Castellammare di Stabia, esponente di Fli.

«Per questo motivo il paliò dei falò in villa comunale che l’amministrazione vuole riorganizzare, dopo il fallimento dell’anno scorso, al fine di evitare tutto ciò, non serve a sconfiggere questo fenomeno. Si tratta delle solite chiacchiere organizzate tanto per far vedere di fare qualcosa, ma che – come avvenuto l’anno scorso - non fermerà coloro che nei quartieri più a rischio sono pronti a ripetere lo stravolgimento di questa tradizione e ad affermare i loro intenti criminali. Il paliò dei falò l’anno scorso fu un fallimento, nessun quartiere aderì e nelle zone a rischio furono accesi comunque i falò, ed anche quest’anno c’è il pericolo che chi abbia queste intenzioni se ne fregherà altamente del palio».

«Il tutto produrrà, anche in conseguenza dell’ambiguità di questa iniziativa, per l’ennesimo anno consecutivo, il trasformarsi della città in un luogo da guerra civile, con gli organizzatori dei falò illeciti pronti a sfidare le forze dell’ordine intervenute nei vari quartieri»

«Per questo motivo, chiediamo che quest’anno l’Amministrazione Comunale abbia il coraggio di adottare una strategia più efficace, annullando il palio dei falò sull’arenile, che non è assolutamente un deterrente, dichiarando lo stato di Emergenza e che si proceda, con espressa ordinanza sindacale, alle occupazioni temporanee o requisizioni temporanee delle aree che tutti sanno essere oggetto dei falò nei quartieri più a rischio. Ciò, anche ricorrendo a presidi fissi dell’esercito e delle forze dell’ordine».
I falò dell’Immacolata rappresentano una delle tradizioni popolari più sentite nella cittadina stabiese. Secondo la tradizione il tutto iniziò, alla fine dell’800, con un naufragio notturno di un peschereccio coinvolto in una violenta tempesta di mare e dell’unico superstite scampato alla tragedia, che rimase miracolosamente illeso invocando la grazia della Madonna. L’uomo, soccorso da alcune persone che accesero un fuoco per riscaldarlo, da allora promise come devozione verso la Madonna di celebrare la festa dell’immacolata con un “fuocaracchio”. Da allora in tutti i quartieri della città alla vigilia dell’8 dicembre si accendono dei veri e propri “falò”. Ovviamente il tutto viaggiava nella legalità, fino a quando sulla tradizione non ci hanno messo le mani le organizzazioni criminali, che si sono sfidate nei quartieri, favorendo la creazioni di falò alti anche oltre i 20 metri.

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di Redazione
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