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Sessa Aurunca, dopo 13 anni è stato arrestato dall’Arma

Clan dei Muzzoni, terminata la latitanza di Esposito

Cancellieri: “Altro successo Stato contro criminalità"

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Clan dei Muzzoni, terminata la latitanza di Esposito
16/02/2013, 09:51

SESSA AURUNCA - E’ terminata dopo 13 anni la latitanza di Giovanni Esposito, 47 anni, reggente del clan dei Muzzoni, scovato e arrestato dai Carabinieri in un’abitazione di Rongolise, frazione di Sessa Aurunca, insieme a una donna, Carmela Romanelli, di 52 anni, e al figlio Biagio, di 26. Esposito era armato, ha tentato di fuggire, ma è stato bloccato dai militari che gli hanno precluso ogni via di fuga. Il boss era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Castrese Di Tora, ucciso nel marzo del 1993 in un bar di Sessa Aurunca: i killer fecero stendere sul pavimento il proprietario del locale ed i clienti, poi spararono contro il pregiudicato, uccidendolo. Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, si è complimentata con il generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli: “E’ un altro successo dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata”, ha detto. Esposito è destinatario di cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere per vari reati (associazione camorristica, rapina, ricettazione ed altro) tutti aggravati dall’avere agito per conto del clan. Il latitante è stato scovato in un’abitazione su due livelli, con un’uscita verso la campagna, un escamotage studiato per avere maggiori possibilità di fuga. Quando i carabinieri hanno capito che si trovava in quella casa, è scattato il blitz: passando da alcune strade secondarie, per non essere intercettati, una quarantina di uomini in borghese hanno circondato l’abitazione. A loro, poi, se ne sono aggiunti una trentina in divisa. Per Esposito non c’è stato nulla da fare. Ai carabinieri ha subito comunicato che in casa aveva una pistola e numerose munizioni: in un borsone, nascosto nella camera da letto, è stata trovata una pistola Bernardelli, calibro 9, caricata con 9 proiettili, altri 41 proiettili e due fondine. L’uomo, malgrado i 13 anni di latitanza, è apparso estremamente somigliante alle foto segnaletiche. A differenza di altri boss “di caratura” aveva scelto di non vivere in condizioni di agiatezza: si accontentava di poco e non usava mezzi tecnologici, come telefoni cellulari e computer. Gli ordini li impartiva a voce, proprio per rendere più difficile la sua cattura. Il clan dei Muzzoni ha una sua zona di influenza nella zona di Sessa Aurunca e nel basso Lazio.

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di Emilio di Cioccio
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