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Per i legali: “Mancano presupposti per custodia cautelare"

Cosentino, istanza di scarcerazione: attesa decisione Riesame

I pm della Dda, invece, insistono sulla sua pericolosità

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Cosentino, istanza di scarcerazione: attesa decisione Riesame
30/03/2013, 10:09

SANTA MARIA CAPUA VETERE - E’ durata poco meno di due ore l’udienza al tribunale del Riesame di Napoli sulla richiesta di revoca della misura cautelare a carico dell’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, dal 15 marzo scorso rinchiuso nel carcere di Secondigliano a Napoli. Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione camorristica in un primo processo e di corruzione e reimpiego di capitali illeciti nel secondo processo, ha scelto di essere presente. I pm della Direzione Distrettuale Antimafia, Antonello Ardituro e Alessandro Milita, titolari delle due inchieste oggetto dei provvedimenti cautelari, hanno chiesto ai giudici di rigettare l’istanza di scarcerazione, confermando sostanzialmente la decisione dei due collegi del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere - davanti ai quali si stanno svolgendo i processi che vedono imputato Cosentino - che nelle settimane scorse avevano confermato la legittimità delle ordinanze emesse dai gip di Napoli Raffaele Piccirillo ed Egle Pilla. Il nucleo della discussione dei due avvocati difensori, Stefano Montone e Agostino De Caro, invece, si è basato sul fatto che non c’è più influenza politica di Cosentino dopo le sue dimissioni da tutti gli incarichi e sulla mancata attualità dei reati contestati. La prima ordinanza di custodia cautelare in carcere, infatti, si riferisce a reati commessi nel 2004, mentre la seconda abbraccia un arco temporale fino al 2007. Tocca ora ai giudici del Riesame di Napoli, presidente Maria Rosaria Cosentino, pronunciarsi. E’ possibile che i giudici napoletani tengano conto, ai fini della decisione, di una recente pronuncia della Corte Costituzionale, del 25 marzo scorso, che rende possibile anche per reati aggravati dalla finalità mafiosa l’applicazione di misure diverse dalla custodia in carcere quali, ad esempio, gli arresti domiciliari. Cosentino, tuttavia, in uno dei due processi risponde di concorso esterno nel reato associativo e per tale ipotesi è rimasta ferma la norma che prevede il carcere quale unica misura possibile, salva la assenza completa di esigenze cautelari.

 

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di Emilio di Cioccio
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