Provincia / Caserta

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Il giudice dispone l’accompagnamento coatto per Amodio

Cosentino, salta udienza del processo: pentito irreperibile

Contattato dal Ministero degli Interni si rifiuta di deporre

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Cosentino, salta udienza del processo: pentito irreperibile
02/07/2013, 10:31

SANTA MARIA CAPUA VETERE - Pur essendo stato citato mesi fa, Pietro Amodio, collaboratore di giustizia, non si è presentato all’udienza del processo a carico dell’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, accusato di concorso esterno in associazione camorristica; il processo, si ricorderà, è in corso davanti al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. L’udienza è stata rinviata al prossimo 15 luglio. Amodio, imprenditore capuano, ritenuto vicino al clan dei Casalesi, avrebbe dovuto far luce - in videoconferenza da una località segreta – sull’infiltrazione della camorra nei consorzi di bacino che si occupavano di rifiuti e sul ruolo che nella vicenda ha avuto l’ex sottosegretario. Il pentito, si è appreso in aula, nei giorni scorsi si è allontanato dalla località protetta nella quale attualmente dimora, quindi rintracciato telefonicamente dal servizio centrale di protezione del Ministero dell’Interno ha riferito esplicitamente di non voler deporre. Il presidente del collegio giudicante Giampaolo Guglielmo ha quindi disposto l’accompagnamento coatto per l’udienza del 16 settembre prossimo. Amodio, già in passato, e più precisamente nel processo nato dall’indagine denominata “Normandia”, che portò in carcere decine tra imprenditori attivi nel settore ambientale e camorristi di spicco, come Nicola Schiavone, rifiutò di presentarsi per rendere testimonianza. Amodio è un testimone chiave per l’accusa, perché nelle sue dichiarazioni del 2007 parla della nomina dell’avvocato Franco Cundari a presidente del consiglio di amministrazione nel consorzio Acsa Ce3; nomina voluta da Nicola Cosentino. E parla anche del tecnico Carmine Bevilacqua, vice presidente dello stesso consorzio rifiuti, e di un incontro a Roma avuto con Francesco Nucara, all’epoca viceministro all’Ambiente. Il clan dei Casalesi, secondo il pentito Amodio, avrebbe ottenuto un 15% sull’ammontare dei compensi spettanti alle società di raccolta dei rifiuti facenti capo a Nicola Ferraro (ex consigliere regionale Udeur, già condannato), oltre alla percentuale fissa di estorsione del 5% da riconoscere ai clan delle singole zone. Secondo quanto racconta Amodio, i politici ottenevano nomine nei cda dei consorzi rifiuti, con stipendi da 120-140mila euro l’anno.

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di Emilio di Cioccio
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