Provincia / Torre Annunziata

Commenta Stampa

Chiusa piazza di spaccio da 18mila euro al giorno

Droga al Piano Napoli, 50 arresti: i pusher utilizzavano baby-vedette

Indagato anche un medico dell'Asl: favoriva il boss

.

Droga al Piano Napoli, 50 arresti: i pusher utilizzavano baby-vedette
27/03/2012, 14:03

TORRE ANNUNZIATA - C’erano le donne che si occupavano di depositare la sostanza stupefacente; un colletto bianco pronto a favorire il boss detenuto con certificati fasulli; e c’era un esercito di pusher al soldo della camorra, alcuni dei quali minorenni e pronti a fare da vedette per mettere in fuga gli spacciatori. I“muschilli” di cui parlava 20 anni fa Giancarlo Siani nei suoi articoli sono ancora lì a Torre Annunziata. Ed oggi come allora, hanno un ruolo determinante nell’affare droga gestito dalle cosche negli agglomerati di edilizia popolare del Piano Napoli e della città oplontina. Un multilevel del crimine che tiene a stipendio centinaia di manovali a più di 2mila euro al mese. Cinquanta arresti sono stati effettuati dal nucleo investigativo di Torre Annunziata a conclusione delle indagini avviate nel settembre del 2011 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli: broker della droga, fiancheggiatori ed uomini legati alle cosche degli Aquino-Annunziata e Gionta, già duramente colpiti nel blitz del luglio 2011 che portò all’arresto del boss Francesco Casillo e che sono riusciti a rimettere in piedi uno dei supermarket della droga più redditizi del sud Italia.
 
A parlare della riorganizzazione del business della droga nel rione Piano Napoli è  stato proprio il boss detenuto Casillo, secondo gli inquirenti l’inventore del "crack all’italiana" da qualche mese diventato collaboratore di giustizia. Le redini dell’organizzazione sarebbero passate in mano a Carlo Padovani, personaggio già noto agli archivi di polizia che godeva delle coperture di un dirigente medico dell’Asl Napoli 3 in grado di favorirlo attraverso certificati del Sert che gli permettessero di beneficiare di un trattamento alternativo alla detenzione in carcere. Nella casa di Padovani i militari hanno rinvenuto un mezzo busto raffigurante Scarface: uno dei tanti simboli di una malavita che in Campania arruola sempre più giovani leve.    

Commenta Stampa
di Davide Gambardella
Riproduzione riservata ©