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Le indagini dei Carabinieri erano partite nel 2011

Estorsioni, arrestati sei affiliati al clan Schiavone

In carcere per estorsione il figlio del boss Caterino

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Estorsioni, arrestati sei affiliati al clan Schiavone
11/12/2012, 12:43

CASERTA - Sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, a presunti affiliati al clan dei Casalesi, fazione Schiavone, sono state eseguite questa mattina dai Carabinieri di Caserta nell’ambito di una operazione coordinata dalla Dda di Napoli. Cinque su sei sono già in carcere, l’unico ancora libero, fino a questa mattina, era Mario Caterino, 21 anni, figlio del boss Carmine Caterino (nella foto). Gli altri destinatari dell’ordinanza sono Nunzio Clarelli di 34 anni, Massimo Diana di 35, Romolo Del Villano di 51 e Carlo Bianco di 35. Sono tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsivo. L’indagine, che nel settembre del 2011, aveva già portato in carcere altri 9 affiliati allo stesso sodalizio criminale, ha permesso di risalire ai ruoli delle persone implicate e di accertare un nuovo episodio di estorsione ai danni di un rivenditore di automobili a Curti.  La lista degli imprenditori e dei commercianti da taglieggiare era stata ceduta dal boss al figlio durante un colloquio in carcere.  A renderlo noto le nuove rivelazioni di due pentiti del clan, Salvatore Venosa e il padre Umberto, grazie ai quali la Procura Antimafia è riuscita anche a ricostruire l’organigramma del gruppo Schiavone.

AGGIORNAMENTO ORE 15.30

Emerge dalle intercettazioni ambientali la prova dell'estorsione perpetrata ai danni di tre fratelli - imprenditori titolari di una concessionaria d'auto a Curti, nel Casertano - da parte dei sei affiliati alla fazione degli Schiavone del clan dei Casalesi destinatari oggi di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il provvedimento è stato emesso dal gip di Napoli Tommaso Miranda su richiesta del sostituto della Direzione Distrettuale Antimafia Giovanni Conzo. La microspia viene piazzata dai carabinieri del reparto operativo di Caserta nella Fiat Panda del 21enne Mario Caterino, il giorno dopo l'arresto del padre Carmine e di Elio Diana, elementi di spicco del clan, avvenuto il 10 settembre 2011. Mario in quel momento è incensurato e la sua auto, è emerso dalle indagini, non è stata bonificata come quelle di altri affiliati. Il 27 febbraio 2012 il giovane è in auto con Nunzio Clarelli, anch'egli raggiunto stamani dal provvedimento. Clarelli è appena uscito dalla concessionaria, dove ha incontrato il figlio di uno dei titolari chiedendogli la tangente prima di Pasqua. "Il figlio é venuto tutto scemo con le Hogan al piede. Ha detto 'che cercate'; gli ho risposto "ti prenderei il fegato, a casa non ho neanche che mangiare". Qualche giorno dopo ancora Mario Caterino, conversando in auto con Giuseppe Corvino, altro presunto affiliato arrestato a maggio, afferma riferendosi all'imprenditore di Curti: "Sulla carta sta scritto che doveva darci 3mila euro, 1500 più 1500, quell'altra volta (a Natale 2011, ndr) ha cacciato solo 1500. La regola è che dovrebbe darci quello e quello (ovvero la rata di Natale e Pasqua, ndr)". Dall'ordinanza emerge anche che l'imprenditore di Curti abbia sempre pagato il pizzo, nel corso degli anni, senza mai denunciare nulla, anche agli emissari dei clan marcianisani; lo rivela il pentito dei Belforte Michele Froncillo: "Versava 2000 euro nelle tre canoniche festività sia ai Belforte che ai Piccolo". Le rivelazioni di Froncillo sono state raccolte dagli inquirenti nel 2008 e riguardano un periodo in cui i due clan di Marcianise erano in lotta per il predominio degli affari illeciti.

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di Daniela Volpecina
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