Provincia / Caserta

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Le richieste di ‘pizzo’ variavano dai 2mila ai 20mila euro

Estorsioni per conto di Zagaria, cinque misure cautelari

Appalti pubblici e lavori privati attenzionati da affiliati

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Estorsioni per conto di Zagaria, cinque misure cautelari
28/01/2014, 14:53

SAN CIPRIANO D’AVERSA - Nell’ambito di un’articolata indagine, coordinata dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Casal di Principe, unitamente a quelli della stazione di San Cipriano d’Aversa, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, con la misura coercitiva del carcere, emessa dall’ufficio Gip del Tribunale di Napoli, nei confronti di 5 indagati, gravemente indiziati, a vario titolo, di estorsioni e tentate estorsioni aggravate dal metodo mafioso. L’attività di indagine ha consentito di individuare nell’ex “primula rossa” del clan, Michele Zagaria, anche lui destinatario di una nuova misura cautelare, il mandante dell’attività delittuosa e negli altri indagati i materiali esecutori. Le misure cautelari seguono analoghi provvedimenti, eseguiti il 28 marzo e il 3 maggio del 2013, in cui venivano contestati altri episodi estorsivi al medesimo sodalizio criminale. L’attività investigativa, avviata nel gennaio 2013, ha permesso di ricostruire numerosi episodi estorsivi, commessi dal 2004 al 2012, per conto del clan dei Casalesi, fazione Zagaria, ai danni di diversi imprenditori della provincia di Caserta. Le richieste di “pizzo” venivano spesso rateizzate nel corso dell’anno, con importi che variavano dai 2mila ai 20mila euro. Gli affiliati esercitavano un controllo capillare del territorio, venendo a conoscenza tempestivamente di ogni appalto pubblico e dei lavori privati eseguiti dalle varie imprese, anche fuori provincia, e formulando immediatamente la richiesta di denaro. Nel corso dell’attività di indagine, si è registrata la collaborazione di diversi imprenditori che hanno acquistato fiducia nelle istituzioni, iniziando a denunciare gli episodi di cui erano stati vittime.

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di Emilio di Cioccio
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