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Ha chiesto anche un indennizzo, ma gli è stato rifiutato

Fece arrestare killer don Diana, lo Stato non lo riconosce

Di Meo era presente in Chiesa al momento dell'omicidio

Fece arrestare killer don Diana, lo Stato non lo riconosce
19/02/2014, 16:04

CASAL DI PRINCIPE – Fa causa al ministero degli Interni, al fine di ottenere il riconoscimento come “testimone di giustizia”, ma l’Avvocatura dello Stato gli risponde che non sussistono i requisiti necessari. Augusto Di Meo, 52 anni, fotografo di professione, originario di Casal di Principe, trasferitosi in Umbria per ragioni di sicurezza, salvo poi far rientro a Villa di Briano, è amareggiato e deluso perché nonostante la sua testimonianza sia stata determinante ai fini del processo e delle condanne comminate in relazione all’omicidio di don Peppino Diana, non è stato mai riconosciuto come “testimone di giustizia”. Così come, in tutti questi anni, non ha mai ottenuto dallo Stato un sostegno economico, né gli è stata riconosciuta alcuna forma di protezione. Oltre al danno, anche la beffa: con l’azione civile intentata contro lo Stato da Di Meo, che la mattina del 19 marzo del 1994 vide il killer della camorra uccidere il suo amico don Diana, che si è rivelata “un buco nell’acqua”. A distanza di quasi venti anni da quel terribile omicidio, Di Meo è un uomo con mille difficoltà, che riesce a malapena a gestire il suo studio fotografico a San Cipriano d’Aversa. E pensare che fu proprio grazie al suo coraggio se gli inquirenti diedero da subito la caccia a colui che aveva osato profanare un tempio cristiano, con l’uccisione di un prete. Fu Di Meo a riconoscere, in fotografia, l’assassino: “Sì, è proprio lui, è Giuseppe Quadrano - disse ai carabinieri che lo interrogavano - è entrato in chiesa e, prima di sparare, ha chiesto chi fosse don Diana”. Di Meo, intanto, continua ad incontrare studenti e volontari che, ogni anno, approdano nelle “terre di don Diana”, per i campi di lavoro promossi da Libera. Per questo suo impegno, gli è stato assegnato il “Premio nazionale don Giuseppe Diana”, unitamente al magistrato Federico Cafiero De Raho ed al padre comboniano Alex Zanotelli.

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di Emilio di Cioccio
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