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Festival Impegno Civile: domani messa a campo ROM di Caivano

Don Maurizio Patriciello che presiederà la celebrazione

Festival Impegno Civile: domani messa a campo ROM di Caivano
13/07/2013, 13:07

«Tanta gente, ancora, ha paura a mettere piede in un campo rom. Domani, proprio qui, terremo la celebrazione eucaristica, e sono certo che in tanti verranno con noi, supereranno il muro del pregiudizio» Così Don Maurizio Patriciello racconta la scelta condivisa con il Coordinamento comitato fuochi e l’Associazione Voce per tutti, di realizzare proprio nel campo rom di via Cinquevie a Caivano, la trentunesima tappa del Festival dell’Impegno Civile/Le terre di Don Peppe Diana, la prima manifestazione in Italia interamente realizzata sui beni sottratti ai clan, promossa dal Comitato Don Peppe Diana e Libera coordinamento provinciale di Caserta, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica. Il campo, al confine tra Caivano e Afragola, sorge su un terreno confiscato, accanto ad un altro bene, una villetta anch’essa tolta ai boss della zona, salita poi agli onori della cronaca per essere divenuta una fornace per rifiuti tossici. Qui dalle 18,00 la messa celebrata da Don Maurizio «Il pregiudizio» dice ancora il parroco in prima linea contro le ecomafie «nasce dalla mancata conoscenza, porta con sé astio e incomprensione, e quindi cattive cose. Invece, noi, al campo rom, abbiamo incontrato amicizia, si è creata comunione, abbiamo iniziato un percorso, ora bisogna lavorare per superare la marginalizzazione: se sono costretti a vivere, pure in un campo autorizzato, senza servizi e privati di diritti, stigmatizzati dai pregiudizi, i fratelli rom continueranno a essere esclusi dalla società e a comportarsi di conseguenza. Domani, speriamo, possa iniziare un percorso nuovo, e con i cittadini di Caivano insieme ai cittadini rom si possa difendere insieme questa nostra terra devastata dai rifiuti. Perché proprio in quest’area, ancora in questi mesi, si è continuato a sversare e incendiare di tutto. Ora basta, bisogna porre fine a questo scempio che ci sta uccidendo». Dopo la celebrazione eucaristica che inizierà alle ore 18,00, nel corso della tappa “Terra mia” del Festival dell’Impegno Civile, ci saranno gli interventi del Vescovo di Aversa Angelo Spinillo, del Delegato del Ministero dell’Interno per i roghi tossici Donato Cafagna, del presidente di ASIA Napoli Raffaele Del Giudice, del giornalista Piero Ciociola, del rappresentante del coordinamento comitati fuochi Luigi Costanza, del ricercatore Antonio Esposito, di Peppe Pagano del Nuovo Consorzio Organizzato. E ancora proiezione di video, la mostra fotografica di Mauro Pagnano, le esibizioni di artisti di strada, la performance dei writers di Work in Progress “sul muro dell’indifferenza i colori della speranza”, la musica popolare dei Suoni Barricati. «E’ una tappa dall’enorme valore e forza» afferma Valerio Taglione coordinatore del Comitato Don Peppe Diana «Il Festival serve proprio ad abbattere i muri dell’odio e dell’indifferenza. Stiamo costruendo le Terre di Don Peppe Diana, che sono luogo di accoglienza e riconoscimento. I cittadini di queste terre, di qualsiasi origine geografica e culturale, hanno imparato a combattere per i propri diritti e per la propria terra. Quella contro gli sversamenti e i roghi tossici è parte fondamentale della lotta alla camorra e al malaffare che è la priorità dei nostri territori per costruire un nuovo modello di sviluppo, sostenibile e inclusivo». La tappa del Festival servirà anche a riportare l’attenzione sulla villetta confiscata che sorge accanto al campo rom, oggi abbandonata e ridotta a discarica «Ci entrammo il 25 luglio dell’anno scorso e vi trovammo l’inferno» ricorda il fotografo Mauro Pagnano che ha documentato in questi anni lo scempio ambientale della provincia nord di Napoli «Da cantine e interstizi saliva il fumo di rifiuti bruciati 24 ore su 24. Oggi questo luogo non è più utilizzato come fornace, ma è stato abbandonato e dietro al muro di cinta costruito tutt’intorno si trova un’immonda discarica. Bisogna restituirlo alla comunità, se fosse rivitalizzato potrebbe diventare un luogo di aggregazione, condiviso con le famiglie rom, e sarebbe un deterrente agli sversamenti e ai roghi. Non cerchiamo più capri espiatori, cerchiamo, insieme soluzioni fattive per fermare l’orrore che sta ammazzando le nostre terre e tutti noi».

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di Redazione
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