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L'accusa: "Ucciso da una cura di raggi X"

Fiorentina: la vedova di Beatrice fa causa a medici e tecnici


Fiorentina: la vedova di Beatrice fa causa a medici e tecnici
17/11/2010, 10:11

FIRENZE - E' stato un grande giocatore Bruno Beatrice; a lungo bandiera della Fiorentina, morì nel 1987 a soli 39 anni, per una leucemia linfoblastica acuta. Ed oggi Gabriella Bernardini, la vedova, accusa i tecnici e i medici della sua morte. In particolare, ricorda la donna, nel 1976 una pubalgia gli venne curata con i raggi X, per tre mesi a cadenza quasi quotidiana. Quello era stato un anno particolare per il giocatore: temeva di essere ceduto (infatti a fine anno andò al Cesena) e quindi, quando si infortunò, accettò qualsiasi cura. Comprese le applicazioni di raggi Roetgen, che allora erano considerate una terapia antidolorifica. Ma, come dimostrato da diverse relazioni mediche, l'eccesso di radiazioni può provocare quella forma di leucemia. Forte di queste relazioni, la Bernardini si appresta a presentare in Tribunale una citazione civile per un risarcimento di 10 milioni di euro contro l'allora allenatore dei viola Carlo Mazzone; il primario Bruno Calandriello, il radiologo Renzo Berzi, i vertici di allora della Fiorentina, la Federazione Gioco Calcio, l'Asl. E non ci sono solo quelle relazioni.
CI sono anche numerose testimonianze sull'abuso di farmaci dopanti in quella squadra. Per esempio pasticche di Micoren, come testimoniò l'allora portiere Massimo Mattolini (morto nel 2009, nel 2000 subì un trapianto di rene dopo 8 anni di dialisi), che erano a libera disposizione dei giocatori, su dei piattini. Giancarlo Gladiolo, attualmente ammalato di demenza frontale temporale, ne prendeva due alla volta. Ma i giocatori facevano anche iniezioni di Esafosfina e Supracortes, altri farmaci proibiti. All'epoca l'antidoping non è che fosse presa sul serio e i giocatori allungavano l'urina con l'acqua, in modo che i reagenti non funzionassero.
La tesi difensiva dell'Asl è semplice: nessuno ricorda che ci fossero gli apparecchi per la cura, nè ci sono documenti che dimostrino la presenza degli stessi nell'Asl. Ma un altro ex giocatore, Silvano Flaborea (ora fa il talent scout, è quello che ha scoperto Roberto Baggio) ha testimoniato che spesso si usavano apparecchiature portatili.

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di Antonio Rispoli
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