Provincia / Caserta

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Operazione dei carabinieri della compagnia di Capua

Furti con “cavallo di ritorno”, fermati due extracomunitari

La banda agiva nell’intera provincia durante la notte

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Furti con “cavallo di ritorno”, fermati due extracomunitari
04/12/2012, 12:00

CAPUA - Chiedevano dai tre ai quattromila euro per la restituzione del trattore appena rubato, ma le vittime - agricoltori e titolari di aziende agricole - hanno denunciato ai carabinieri le richieste estorsive di una banda di stranieri. Così sono finiti in carcere un albanese e un algerino, Gentian Velia e Chems Eddine Lalluochi, sottoposti a fermo per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla realizzazione di furti, presso abitazioni private e aziende agricole, di automezzi, motoveicoli, trattori agricoli e macchinari per l’agricoltura, e di estorsioni con tanto di richiesta di pagamento di corrispettivi in denaro per la restituzione dei beni rubati, cosiddetti “cavallo di ritorno”. Quattro in tutto sono stati i casi accertati dai carabinieri della compagnia di Capua, tutti messi a segno a Sant’Andrea del Pizzone ed a Nocelleto di Carinola, nel Casertano. Il fermo è stato emesso dalla procura della Repubblica del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che dal maggio scorso aveva iniziato le indagini. L’attività è stata coordinata dal procuratore aggiunto Luigi Gay e dal sostituto procuratore Manuela Persico. L’inchiesta è iniziata dal ritrovamento, in una zona isolata di campagna del “demanio di Calvi”, di alcuni trattori, risultati poi essere oggetto di furto avvenuto presso aziende agricole della zona. La stranezza dell’episodio non ha lasciato ombra di dubbio sul fatto che i mezzi erano stati nascosti in quel luogo per poi essere restituiti ai proprietari dietro pagamento di una somma di denaro. Sono iniziate così le attività di intercettazione telefonica che hanno svelato che gli indagati erano soliti contattare le vittime, per la restituzione della refurtiva, dietro il pagamento di alcune migliaia di euro. In poco tempo si è riusciti a risalire alla banda composta da un albanese e da un algerino che agivano nell’intera provincia di Caserta, soprattutto durante la notte. Non sempre è avvenuta la restituzione dei beni sottratti dai due indagati grazie alla volontà delle vittime di denunciare alle forze dell’ordine i ricatti subiti.

 

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di Emilio di Cioccio
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