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Gennaio 2008: Bacoli Bevve Acqua Cancerogena


Gennaio 2008: Bacoli Bevve Acqua Cancerogena
08/03/2011, 10:03

Nel gennaio 2008 i cittadini del centro storico di Bacoli hanno bevuto acqua satura di sostanze cancerogene: continua il processo contro la ditta D’Alessandro imputata per l’inquinamento dell’acqua potabile, avvenuto agli inizi del 2008, del territorio bacolese.

Sono delle analisi, effettuate l’11 di gennaio di tre anni fa da un centro privato, ad infuocare il dibattito giuridico andato in scena nella mattinata di ieri presso il tribunale di Pozzuoli.

Lì, dopo le indagini preliminari dei mesi scorsi, si è discusso a lungo sulle responsabilità proprie di chi, tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, inquinò le acque potabili del comune flegreo, utilizzando sostanze tossiche per verniciare le pareti interne delle cisterne d’acqua.

Grosse vasche, site in via Mozart (Bellavista), di esclusiva pertinenza della regione Campania, da cui si diramano spesse condutture atte a trasportare in Bacoli ingenti quantità di acqua potabile.

Una vera e propria sciagura, causa anche di una sospensione nell’erogazione dell’acqua durata circa dieci giorni, e che interessò gran parte della città.

Ma la novità, a diversi anni dall’ accaduto, sta nel fatto che, mentre in quei mesi turbolenti si fece credere alla cittadinanza che le autorità competenti riuscirono a sospendere l’erogazione dell’acqua pubblica prim’ancora dell’inquinamento delle vasche, nella mattinata di ieri, grazie alla documentazione presentata dal Comitato per la Tutela della Salute Pubblica e dal proprio rappresentante legale, si è appreso che invece, almeno per cinque giorni, i cittadini residenti nel cuore del paese, utilizzarono, per diversi usi domestici, acqua non potabile.

Senza peraltro essere pienamente coscienti dei rischi in cui potevano incorrere.

Difatti se la sospensione nell’erogazione dell’acqua partì dal 16 gennaio, le analisi del centro privato, e con le quali si accertò la non potabilità dell’acqua, partirono da prelievi effettuati il giorno 11. Cinque giorni prima della chiusura dei serbatoi.

In più, ancora prima di gennaio, i lavori alle cisterne di via Bellavista avevano determinato un mutamento nella colorazione dell’acqua.

Liquido che, oltre ad essere caratterizzato da una colorazione scura, emanava un forte odore nauseabondo. Fattori d’inquinamento che spinsero i cittadini a scendere in piazza ed a protestare, presso il municipio centrale, il proprio dissenso.

Proteste reiterate che furono in parte anche respinte dall’allora amministrazione Coppola.

“Gli inquinanti dell’acqua potabile non erano soltanto tre, bensì otto. Tra questi, ben due elementi presenti sono stati individuati come cancerogeni e quindi dannosi per la salute umana. Lo accertano le analisi dell’Arpac effettuati su campioni del giorno 16 gennaio e seguenti”.

E’ forte la denuncia fatta dal Comitato per la Tutela della Salute Pubblica, presente in aula sia nella persona della presidentessa Annamaria Varriale che con il test Alessandro Parisi.

“Abbiamo le analisi che lo accertano. Per diversi giorni la città è stata inquinata da acqua intrisa di sostanze non regolamentari”.

Affermazioni supportate da analisi, messe poi agli atti del processo, e visionate anche dal difensore della ditta D’Alessandro.

Società la quale, già dal 2007, ebbe l’appalto dalla regione Campania per effettuare lavori di manutenzione straordinaria ed ordinaria all’interno delle vasche di acqua potabile presenti in via Mozart a Bacoli.

Operazioni che però, così come evidenziato anche da apposite analisi ed indagini degli enti preposti, furono realizzate attraverso l’utilizzo di vernici non idonee, che determinarono l’inquinamento dell’acqua presente all’interno delle due vasche.

Liquido che fuoriuscì dai rubinetti di numerose abitazioni del centro storico della città.

In aula, ieri mattina, erano presenti anche Stefano Rizzo, dirigente municipale, ed il vicecomandante Rimauro della stazione della polizia municipale di Bacoli.

Entrambi, ascoltati separatamente, hanno dichiarato di aver incontrato D’Alessandro Cipriano nei pressi delle vasche d’acqua potabile presenti in via Bellavista e di averlo riconosciuto come rappresentante della società che stava effettuando i lavori di manutenzione ordinaria, commissionati direttamente dalla regione Campania.

“L’acqua puzzava e ci siamo mossi subito dopo le segnalazioni dei cittadini. I reclami sono stati tantissimi. Sia formali che informali”.

Le due vasche, con alcune taniche di vernice, furono all’epoca anche sequestrate, ed i sigilli furono rimossi dopo una decina di giorni.

In aula è poi intervenuto anche un responsabile dell’Arpa Campania, Menna, il quale, nel raccontare quanto da lui analizzato in quel periodo, ha asserito: “Ricordo che per ben dieci giorni le analisi effettuate alle acque potabili provenienti dalle cisterne di via Mozart risultavano essere scadenti. Erano presenti valori del tutto sballati. Basti pensare che si denotavano valori fuori norma di sostanze quali paraxilene, dicloroetilene, dicloropropano e etilbenzene ed alcune sostanze riscontrate, dannose per la salute umana e definite con il termine “indesiderabili”, non sono neanche compendiate nell’apposita legislazione che ne disciplina i limiti. Da altre analisi Arpac però si evince che le sostanze “indesiderabili” sono addirittura otto e non soltanto tre”.

Tra queste ben due elementi sono identificati dalla legge italiana in materia come “cancerogeni” e quindi capaci di determinare l’insorgenza di tumori.

Le analisi dell’11 gennaio, realizzata dal centro Ultra-Bios, dichiaravano che l’acqua non era potabile per: colore, torbidità, odore, presenza di manganese e sopratutto di azoto ammoniacale. A cura della Redazione di Freebacoli.

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di Redazione
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