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Il gruppo dello 'scudo crociato'lancia un appello alla città

Giovani puteolani Udc: “Sì al quoziente familiare”


Giovani puteolani Udc: “Sì al quoziente familiare”
23/02/2011, 16:02

POZZUOLI (NA) - Scatta il conto alla rovescia per il ritorno alle urne. I partiti politici puteolani si stanno così organizzando per arrivare più compatti alla prossima tornata elettorale, che vedrà eleggere il nuovo primo cittadino di Pozzuoli. Scenderanno in campo anche diversi volti giovani, che mirano a risollevare le sorti della propria città.
“In merito alla prossima campagna elettorale è doveroso da parte nostra metterci in gioco in prima persona – rende noto Silvia Prato, responsabile Giovani Puteolani Udc – Per questo motivo nella lista elettorale Udc ci sarà un nome, espressione di noi giovani. Il nostro intento e la nostra battaglia sarà il sociale perché crediamo che la salute di un territorio sia commisurata al benessere di tutti i cittadini ed in particolare dei più disagiati ed in questo periodo di crisi vogliamo dedicare più attenzione al sostegno del reddito delle famiglie. La nostra proposta è l’inserimento del quoziente familiare”. “Anche nella scorsa legislatura – procede la responsabile del gruppo giovanile dello “scudo crociato” – e negli anni passati si era parlato a più riprese dell’applicazione onerosa, che a regime porterebbe risparmi consistenti alle famiglie. Il problema è che la sua applicazione è molto gravosa: secondo alcune stime il minor gettito fiscale, ma solo riferibile all'imposta diretta, ammonterebbe a circa 3 miliardi di euro l'anno. C'è da dire che ogni famiglia avrebbe però più reddito netto disponibile e ciò avrebbe ripercussioni positive sui consumi, e quindi anche sul gettito Iva. Se introdotto, il quoziente familiare consente di dividere il reddito per il numero dei componenti. Dunque, in una famiglia con un reddito complessivo di 30 mila euro l'anno dove lavorano due persone, si pagheranno tasse come se ci fossero due redditi di 15 mila euro ciascuno”. Tra gli aspetti negativi del quoziente familiare ci sono però gli effetti disincentivanti sul lavoro femminile, in quanto i modelli di tale misura fiscale premiano il matrimonio, attribuendo un vantaggio fiscale al secondo coniuge e dunque finiscono per disincentivare il lavoro di quest’ultimo.

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di Tiziana Casciaro
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