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Crispano. In Cosiglio e in giunta i parenti di camorristi

Il prefetto "rifiuta" la cittadinanza onoraria "inquinata"


Il prefetto 'rifiuta' la cittadinanza onoraria 'inquinata'
28/10/2010, 15:10

CRISPANO (Napoli) - A Napoli ed in provincia i politici non smettono mai di stupire. L’ultima chicca arriva da Crispano, piccolo paese dell’hinterland a nord di Napoli, che solo pochi anni fa ha conosciuto per la prima volta nella sua storia lo scioglimento anticipato per infiltrazioni della camorra.
Il sindaco ed il consiglio comunale volevano riconoscere la “cittadinanza onoraria” al prefetto Giorgio Criscuolo, componente della commissione straordinaria arrivata in città dopo lo scioglimento degli organi elettivi per camorra. Hanno convocato pure il civico consesso ed annunciato l’evento in pompa magna. Fin qui nulla di male, per carità. C’è un solo dettaglio: il prefetto Criscuolo, giustamente, non ha accettato l’onorificenza. Ha inviato una lettera al primo cittadino e si è tirato indietro con stile ed eleganza. Il perché? Facile comprenderlo. Serve, però, una panoramica del contesto locale.
A cosa è servito lo scioglimento degli organi elettivi? A nulla. Basta fare un giro in città per capire di cosa parliamo. Un semplice paragone col passato e le risposte arrivano immediatamente. Il sindaco, Carlo Esposito (nella foto), è lo stesso. E’ il sindaco sciolto. In giunta ci sono gli assessori protagonisti dello scioglimento e richiamati nella relazione della commissione d’accesso. In Consiglio il quadro è peggiorato. Ci sono i consiglieri dello scioglimento con l’aggravante di aver inquinato pure settori dell’opposizione. Infatti, una parte dell’opposizione, già bollata come “consociativa", è rappresentata da un consigliere all’epoca organico alla maggioranza sciolta dall’Antimafia, Renato Di Micco, e da un ex assessore della giunta Esposito, Carlo La Sala. Lo stesso che all’epoca dell’intervento del ministero degli Interni fu arrestato in un blitz per una questione legata ad una inchiesta sugli incarichi professionali al Comune di Frattaminore. Il parallelo col passato è stato tracciato. Poi arriviamo al presente. In campagna elettorale il Pdl, all’ultimo momento, non presenta la lista e nessuno riesce a capire il perché. In campo ci sono solo loro. Due liste, “Crispano per le libertà” ed il Pd. La vecchia maggioranza “bocciata” dall’Antimafia che occupa tutti gli spazi, quelli della maggioranza e quelli destinati all'opposizione. I parenti dei camorristi trovano spazio nelle due liste. Così come trovano spazio gli autori dello scioglimento. Davanti ai palazzi di soggetti, considerati dagli investigatori, legati ai clan dominanti in zona, compaiono i manifesti elettorali dei propri parenti. Guarda caso, tutti eletti. In maggioranza e all’opposizione. La mobilitazione in campagna elettorale di “soggetti equivoci” l’hanno vista tutti ma nessuno ha il coraggio di denunciarla. Il sindaco sciolto si ripresenta sotto i simboli del centrosinistra. Carlo Esposito riconfermato con una maggioranza bulgara. Vicina all’ottanta per cento. Pochi giorni e scoppia il primo scandalo. In giunta viene inserito Giuseppe Frezza, considerato dal quotidiano “La Repubblica”, in un ampio reportage, come un assessore con “parentele scomode”. E lo stesso vale per altri consiglieri comunali. Il primo dei non eletti del Pd, Angelo Gallo, presenta un ricorso al Tar, poi perso per mancanza di prove, denunciando “brogli elettorali” nel rione “Cappuccini”. Guarda caso, il rione di Frezza, dei suoi parenti, e di un altro consigliere con lo stesso problema : Pasquale Vitale.
Sono passati sei mesi dall’inizio della consiliatura e già si registrano episodi inquietanti. Il capannone dell’azienda del sindaco è stato incendiato, così come ha preso fuoco, nel cuore della città, la macchina di un consigliere fedelissimo della fascia tricolore, Vincenzo Esposito. Inoltre, in concomitanza col raid incendiario ai danni del consigliere Esposito, che gestisce le feste in paese, è “sparito” un furgone del Municipio impegnato proprio in una delle sagre paesane, con Esposito protagonista.
Uno sguardo ai dirigenti. Gli stessi dello scioglimento per camorra. Addirittura, quelli come Vincenzo Arbolino, messi da parte in attesa di giudizio dalla commissione straordinaria, sono stati poi rimessi al loro posto con super poteri. Carlo Esposito ha confermato, ad esempio, Franco Arbolino a capo delle politiche sociali. Sapete chi è questo dirigente municipale? E’ una persona condannata in primo grado, col processo ancora in corso, tra i protagonisti dello scioglimento, perché ha affidato un appalto viziato e sospetto sulla refezione scolastica all’unica ditta in gara. Con un ribasso irrisorio dello 0,01 per cento e, cosa scandalosa, da brividi, senza chiedere il certificato Antimafia alla Prefettura. Falsamente attestato. Almeno leggendo la sentenza del Tar e del Consiglio di Stato che ha confermato lo scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni della camorra. E non è finita qui. Per il dirigente, condannato in primo grado e col processo ancora in corso come detto, non c’è stata nessuna sospensione o provvedimento a tutela dell’Ente. Sapete perché? E’ una figura di spicco del Pd locale. Del Partito democratico. Del Partito del sindaco e di maggioranza in città. E’ stato in lizza, all’ultimo congresso, pure per la segreteria. Insomma, di giorno fa il dirigente ed esegue gli indirizzi della giunta, di sera, nel partito, da dirigente del Pd valuta e giudica gli assessori. Una domanda sorge spontanea: in queste condizioni, davvero credevano di prendere in giro al Prefettura e di utilizzare la figura del prefetto Giorgio Criscuolo per nascondere fatti eclatanti ed inquietanti? La legalità, l’etica e la morale, non sono un vestito da indossare solo in determinate serate. Più che la cittadinanza onoraria a Criscuolo, se proprio non vogliono rivivere gli anni dello scioglimento, farebbero bene a tenere fuori dalle istituzioni i parenti dei camorristi. Diversamente il copione è già scritto. Pure perché in sei mesi, oltre alle parentele scottanti, la classe dirigente locale ha già collezionato due incendi in un contesto inquinato, pregno di omertà, di intimidazioni e di minacce.

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di Francesco Esposito
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