Provincia / Caserta

Commenta Stampa

Tredici anni e quattro mesi per il figlio di “Sandokan”

Imponeva gadget natalizi ai negozianti, condannato Schiavone

Emanuele arrestato insieme al fratello Ivanhoe nel 2012

.

Imponeva gadget natalizi ai negozianti, condannato Schiavone
15/06/2013, 09:48

CASAL DI PRINCIPE - Emanuele Libero Schiavone, figlio del boss Francesco, che è conosciuto col soprannome di "Sandokan", è stato condannato a tredici anni e quattro mesi di reclusione al termine del processo, che si è svolto con rito abbreviato, per l'imposizione di gadget natalizi a commercianti e imprenditori di Casal di Principe e dei comuni limitrofi. La sentenza è stata emessa dal gup Giuliana Taglialatela, che ha accolto le richieste dei pm Giovanni Conzo della Dda e Patrizia Dongiacomo della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Otto in tutto i condannati, tutti giovanissimi, riconosciuti colpevoli dei reati di associazione camorristica ed estorsione. Per il figlio di "Sandokan", la richiesta di condanna del pm Dongiacomo, durante la requisitoria pronunciata lo scorso 11 aprile, era stata di 17 anni. Dai 3 ai 7 anni e mezzo, invece, le pene chieste per gli altri imputati mentre due le assoluzioni avanzate per Gaetano Simeone e Ferdinando Di Tella. Presunte vittime del gruppo Schiavone, anche se va chiarito che nessuno si è costituito parte civile, negozianti ed i titolari delle attività commerciali ai quali - secondo le indagini - sarebbe stata imposta la pubblicità obbligatoria della camorra: loro, non hanno mai denunciato il "racket dei gadget" pubblicitari affermando, in sede di interrogatorio come persone informate sui fatti, che si trattava di una "usanza" e di aver scelto quei prodotti liberamente. Di diverso tenore le conversazioni delle vittime captate nella sala d’attesa della caserma dei carabinieri. Così come le dichiarazioni di alcuni pentiti della camorra, come Roberto Vargas, Salvatore Laiso e Raffaele Piccolo, che fecero scattare le indagini (soprattutto intercettazioni ambientali) a riscontro della vessazione che subivano prima del periodo natalizio per gli ordini pubblicitari: calendari, accendini, penne e materiale stampato realizzato in parte in una tipografia clandestina poi sequestrata. Questi i retroscena dell’inchiesta che sfociò, lo scorso anno, con un’ordinanza cautelare a carico di 15 persone tra cui due figli del boss "Sandokan", Emanuele Libero e Ivanhoe Schiavone, quest’ultimo però imputato nel processo con rito ordinario che si terrà a fine mese.

Commenta Stampa
di Emilio di Cioccio
Riproduzione riservata ©