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Crispano. Autogol del sindaco a difesa del Consiglio

"In ogni famiglia c'è un delinquente". A Crispano si ragiona così


'In ogni famiglia c'è un delinquente'. A Crispano si ragiona così
16/11/2010, 12:11

CRISPANO - Il clima si fa sempre di più inquietante. La risposta della politica alle istituzioni non si è fatta attendere. L’assenza del prefetto in pensione Giorgio Criscuolo al consiglio comunale di Crispano, convocato per conferire una onorificenza, rifiutata, all’ex commissario straordinario arrivato in città dopo lo scioglimento anticipato degli organi elettivi per infiltrazione della camorra, ha provocato la reazione del Partito democratico. Il sindaco Carlo Esposito, già sciolto per camorra, ha capito che qualcosa è andato storto nell'’operazione di facciata che serviva solo a coprire le parentele equivoche di assessori e consiglieri comunali. Tra l’altro, già sciolti per camorra. Gli stessi che, in campagna elettorale, hanno mobilitato i propri parenti nel reperimento del consenso. Davanti ai loro palazzi erano affissi i manifesti elettorali dei candidati poi, guarda caso, tutti eletti. In maggioranza e all’opposizione. La Prefettura lo sa, infatti da indiscrezioni trapelate, l’attività dell’Ente locale è costantemente monitorata dagli uffici dell’ufficio Territoriale di governo e dalle forze dell’ordine. L’assenza di Criscuolo e la presenza dei parenti di soggetti legati alla camorra nelle istituzioni, avrebbero dovuto provocare una riflessione. Invece no. Il sindaco ed il Pd passano all’attacco. Espongono un manifesto contro i “certi” che lavorano per “sovvertire il risultato elettorale”. Proprio così. "Sovvertire ilr isultato elettorrale". Secondo il partito di maggioranza e secondo il primo cittadino, lo scorso scioglimento del consiglio comunale  è stato operato da soggetti che "sovvertono il risultato elettorale". Non dai dirigenti dell'Ente, puntualmente confermati, che affidano appalti a ditte controindicate senza chiedere il certificato Antimafia, o dai consiglieri e dagli assessori, parenti di camorristi, mobilitati, tra l’altro, in campagna elettorale. I carabinieri, i poliziotti che scrivono informative e tutelano la legalità, gli esponenti dell’Antimafia, il Prefetto di Napoli, il ministro degli Interni, sarebbero i “certi” che attraverso gli scioglimenti per camorra “sovvertono il risultato elettorale”. Assurdo ed inconcepibile. Si gioca con la legalità ed il primo cittadino si lascia andare in frasi inquietanti: “In ogni famiglia c’è un delinquente”. Questa è la portata legale e morale della classe dirigente di Crispano. Ecco perché nessuno, dall’esterno, riesce a spiegarsi cosa stia succedendo in quel paese: in sei mesi di amministrazione, è stato incendiato il capannone dell’azienda del sindaco Carlo Esposito, è stata incendiata l’auto del consigliere Vincenzo Esposito, fedelissimo del primo cittadino; è stato rubato, con le chiavi, un furgone dell’Ente locale. E su questo episodio un’altra domanda sorge spontanea: com’è possibile rubare un furgone del Comune, parcheggiato, portando via pure le chiavi? Un altro mistero irrisolto sul quale in città girano strane ed inquietanti voci.
Il clima è velenoso, i regolamenti di contri si fanno attraverso raid incendiari. Al Municipio c’è la stessa classe dirigente sciolta per camorra, lo stesso sindaco, gli stessi assessori, gli stessi consiglieri. Tutti richiamati nella relazione della commissione d’accesso. Molti dei quali parenti di esponenti di spicco della criminalità locale.
Molti partiti hanno già chiesto in Prefettura l’invio della commissione d’accesso pure perché, si pensi al Pdl, non sono riusciti a presentare nemmeno la lista alle ultime Amministrative. Qualcuno si è chiesto il perché?
In Consiglio, invece, la maggioranza di Carlo Esposito e l’opposizione di Carlo La Sala e Renato Di Micco vanno a braccetto. Insieme stanno preparando un assalto al territorio: l’insediamento dei centri commerciali. Gli esercenti sono sul piede di guerra, hanno inviato esposti di protesta al Municipio. Hanno chiesto di essere ascoltati. Ma nulla. Si sono beccati un manifesto durissimo. Un manifesto contro i “certi” che “sovvertono i risultati elettorali”. Dietro quel termine ci sono le istituzioni e c’è tanta gente che lotta ogni giorno contro l’illegalità, contro al camorra e contro le infiltrazioni negli enti locali…
Ma nessuno dimentica la frase che ils indaco ripete spesso per difendere giunta e Consiglio: "In ogni famiglia c'è un deliqnuente". Un autogol. Per fortuna non è così. Per fortuna le istituzioni non parlano questa lingua...

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di Francesco Esposito e Giovanni De Cicco
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