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La tensione negli stabilimenti resta comunque altissima

Indesit, riprende la produzione: a settembre tavolo a Roma

540 gli esuberi annunciati nella sola provincia di Caserta

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Indesit, riprende la produzione: a settembre tavolo a Roma
27/08/2013, 11:54

TEVEROLA – E’ ripresa regolarmente negli impianti di Albacina e Melano, a Fabriano, l’attività produttiva della Indesit Company, in attesa che il 17 settembre prossimo a Roma si riapra il tavolo ministeriale sulla vertenza aperta dopo che la multinazionale ha annunciato 1.425 esuberi in Italia (di cui 540 nella sola provincia di Caserta) e la chiusura delle fabbriche di Melano e Teverola, con il trasferimento di buona parte della produzione in Polonia e in Turchia. Venerdì scorso Fiom e Uilm avevano organizzato un presidio davanti ai cancelli del sito di Albacina e nessun lavoratore aveva accolto la richiesta dell’azienda di anticipare di un giorno la ripresa dell’attività. Uno stop deciso per non vanificare gli scioperi che dall’annuncio del piano esuberi, il 4 giugno scorso, hanno accompagnato una delle vertenze più 'calde' del 2013. Entrando più nei dettagli, calo dei consumi, prezzi in discesa e competitor turchi e coreani molto aggressivi: questi i motivi addotti dall’azienda, che “cercherà - fanno sapere i vertici - di evitare i licenziamenti, ricorrendo agli ammortizzatori sociali e investirà 70mln di euro in Italia nel triennio 2014-2016”. Nel dettaglio gli esuberi riguardano 25 dirigenti e 150 impiegati di staff, più 480 lavoratori a Fabriano, 230 a Comunanza, e ben 540 a Teverola. Fabriano, fa sapere Indesit, sarà “driver dell’innovazione per i forni da incasso; Comunanza per le lavabiancheria a carica frontale; Caserta per frigoriferi e piani cottura a gas da incasso”. Limitatamente alla provincia di Caserta, va verso la chiusura il sito di Teverola e resterebbe in piedi solo quello di Carinaro. Un vero e proprio dramma per operai e impiegati del gruppo Indesit: “Sono sgomento - dice una tuta blu' a Teverola - già così non riesco ad andare avanti, e in casa lavora uno solo”. Si spera nei contratti di solidarietà (tagli in busta paga del 10-20%), ma la parola speranza oggi qui pare bandita.

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di Emilio di Cioccio
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